La confusione di Amadou & Mariam

Il nuovo album dei maliani Amadou & Mariam si perde nella sovraproduzione

Amadou & Mariam la Confusion
Disco
world
Amadou & Mariam
La Confusion
Bacause Music
2017

Il dilemma ricorrente nella musica africana, da almeno 30 anni a questa parte: in che modo armonizzare la dialettica fra i valori della tradizione e la necessità di vivere la contemporaneità? Che sia un nodo tuttora irrisolto lo dimostra il nuovo lavoro dei due artisti del Mali Amadou & Mariam, protagonisti di una vicenda da libro Cuore: privati entrambi della vista in tenera età, conosciutisi in un istituto per giovani ciechi, divenuti coniugi e partner musicali nel 1980, approdati infine al successo durante il decennio scorso, come racconta l’autobiografia del 2010 Away from the Light of the Day.

Accadde con il disco, Dimanche a Bamako, prodotto nel 2005 dal “clandestino” Manu Chao. Di lì in avanti, un’ascesa che li ha portati a cantare in onore di Barack Obama (a Oslo nel 2009, quando gli fu conferito il Nobel per la Pace), calcare i palchi dei maggiori festival su scala planetaria e trovare strada facendo estimatori illustri (Damon Albarn, David Gilmour, Coldplay). L’esposizione alle sonorità “occidentali” non poteva non esercitare un’influenza sull’attività del duo: così era stato già in Folila (2012), popolato da amici americani quali TV On The Radio e Santigold. Mai prima quanto in questo caso, tuttavia, ne aveva alterato l’identità: merito o colpa, a seconda delle opinioni, del produttore francese Adrien Durand, incaricato di metter mano a La Confusion. Esemplare è proprio la canzone che dà titolo all’album: un agile e disinvolto episodio di afro pop in cui però entra a un certo punto, a gamba tesa, un discutibile assolo di chitarra elettrica.

Altrove, e accade sovente, è la prosopopea degli arrangiamenti elettronici a fare danni: “Diarra” e “Yiki Yassa” pagano dazio per quella ragione. Incastonata nel mezzo, con il suo fragile fascino acustico, “Mokou Mokou” spiega eloquentemente che cosa è andato perduto. Le voci straordinarie di Amadou Bagayoko e Mariam Doumbia non avrebbero bisogno di chissà quale orpello di contorno. E qui, viceversa, finiscono per essere snaturate da un ambiente inadatto ad accoglierle. Suona come musica africana da ipermercato, a tratti. Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è eccellente.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

world

Lio, la freschezza di Dorival Caymmi

Un disco Crammed vede la cantante belga (ma portoghese di origine) alle prese con il repertorio del padre nobile della canzone brasiliana

Guido Festinese
world

Otello Profazio, l'uomo-ulivo e la Storia

Esce per Squilibri La storia, il nuovo disco di Otello Profazio (con libro)

Guido Festinese
world

Kabìla, un concept vecchio stile

Life (CNI / Materiali Sonori) è il nuovo disco del gruppo italo-libanese

Guido Festinese