King Krule, cantar di peli e fluidi corporei

The OOZ, il nuovo album del londinese Archy Marshall in arte King Krule, inquieto e claustrofobico

The OOZ, King Crule
Disco
oltre
King Krule
The OOZ
True Panther/XL
2017

Alla fine del 2012 King Krule (il londinese Archy Marshall) venne inserito nella lista dei finalisti del prestigioso premio “Sound of” dedicato alle figure musicali che, secondo la BBC, avrebbero dovuto emergere l’anno dopo. Allora il cantautore aveva solo 18 anni: bedroom rock era la definizione del suo suono data dall’emittente, che citava Morrissey, Edwyn Collins e Joe Strummer come possibili paragoni. 6 Feet Beneath The Moon, l’album uscito per l’appunto nel 2013, confermò presso critica e pubblico (tra i fan: Beyoncé) il giudizio della Zietta.

Da allora King Crule ha presentato la sua musica sotto vari pseudonimi (da DJ JD Sports a Edgar the Beatmaker, da Lankslacks a Dik Ooz, ovvero il suo primo alias in assoluto, Zoo Kid, al contrario) ma in compenso ha fatto uscire un album come Archy Marshall (A New Place 2 Drown, 2015). Ha recuperato infine il nome d’arte King Krule (ispirato al King Creole di Elvis) per questo nuovo The OOZ. Termine – quest’ultimo – con cui egli indica anche le cose più o meno schifose che il nostro corpo fa uscire all'esterno (“the shit you do subconsciously”): peli, barba, cerume, saliva, unghie, sperma, urina e feci.

Viste queste premesse, la raccolta di 19 pezzi non poteva certo essere un inno all’ottimismo e alla solarità. È invece un viaggio soffocante e perturbante nel malessere esistenziale e nel senso di solitudine, non si capisce se in chiave solo autobiografica oppure no. Il risultato, oscuro e notturno, è costruito riccamente anche grazie ai molti musicisti che lo hanno reso possibile (da segnalare il sassofonista Ignacio Czornogas, le cui apparizioni sono formidabili). Sperimentale e complesso, proibisce ascolti distratti e si muove ecletticamente ma con coerenza tra trip hop e punk, R&B e jazz, dub, elettronica e persino rockabilly, ricordando a seconda dei momenti Tom Waits, Billy Bragg, Tricky, The Fall, Clash, Burial, Syd Barrett e Captain Beefheart.

Se pezzi grintosi e più “facili” come "Dum Surfer", "Vidual" e "Half Man Half Shark" convincono subito, il resto conquista l’ascoltatore progressivamente, conducendolo in un mondo disturbato ma ammaliante.

Le parole inintelligibili del pezzo (letteralmente) atmosferico "The Cadet Leaps" sono pronunciate  dall’interessante musicista filippino Idris Vicuña (in arte Eyedress). La voce di "Bermondsey Bosom (Right)" è del padre di Archy, Adam Marshall. La copertina del fratello, Jack.

 

 

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