Attenzione, signora: ritorna Arto Lindsay!

Il tropicalismo rumorista del chitarrista newyorkese, al suo primo album nuovo dal 2004.
 

Arto Lindsay Cuidado Madame
Disco
oltre
Arto Lindsay
Cuidado Madame
Ponderosa
2017

Glielo si legge in faccia, che – a dispetto dell’imminente sessantaquattresimo compleanno – nei confronti della musica, ma probabilmente della vita in genere, Arthur Morgan Lindsay, detto Arto, conserva un approccio naïf. In una parola sola: giocoso. Dietro le spesse lenti degli occhiali, lo sguardo è ancora quello di un bimbo.

Servisse una prova musicale, ecco in questo disco, primo di materiale originale da Salt, datato 2004, lo scherzetto chiamato “Arto vs. Arto”: divertito esercizio rumorista in cui mette in scena la sua maniera selvaggia di suonare la chitarra, accoppiandola a gemiti, sospiri e urla strozzate. Quasi una memoria riflessa degli eccessi giovanili commessi con i DNA, ai tempi della No Wave newyorkese valorizzata da Brian Eno.

Dopo di che, Arto partì alla scoperta delle proprie radici brasiliane: statunitense di nascita, era capitato da quelle parti in tenera età, al seguito dei genitori missionari. Suggestione che non ha cessato mai di coltivare, da allora. In particolare, questa volta, ha creato l’album partendo dai ritmi scanditi dai tamburi atabaque, impiegati nei cerimoniali del culto candomblé. A quella base ha sovrapposto successivamente melodie e armonie, da un lato riecheggiando l’insegnamento dei “tropicalisti” e dall’altro esponendolo ai suoni della contemporaneità. Esemplare l’episodio che apre la raccolta, “Grain By Grain”, dove proietta schizzi atonali su un groove spastico, in contrasto con l’umore sognante della voce (si tratta pur sempre di una canzone d’amore: “Mi piace scrivere il tuo nome a mano/sul tuo ventre”, dice un verso).

Schegge di Brasile, evidenziate già nei titoli, si colgono in “Ilha Dos Prazeres” (una sorta di bossa nova futurista) e “Vão Queimar Ou Botando Pra Dançar” (introdotta dal martellare cupo delle percussioni), articolate in chiave meno sovversiva in “Seu Pai” (ballata carica di saudade) e “Pele de Perto”, squisitezza acustica posta all’epilogo della sequenza. Intestato allo stesso modo di un film del cineasta carioca Júlio Bressane (storia di cameriere che uccidono le padrone, fra Cinema Novo e B-movie: “Attenzione, signora” è come tradurremmo il titolo), Cuidado Madame è un disco audace e spiazzante, caotico e intenso, ispirato e impertinente: fedele ritratto del suo autore, dunque.

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