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Dobbiaco per Mahler 1

di Monique Ciola
Per il 37° anno consecutivo il paese di Dobbiaco nell’estremo Alto Adige, ad una manciata di chilometri dal confine con l’Austria, celebra Gustav Mahler con un festival a lui dedicato. Le Settimane Musicali Gustav Mahler (www.gustav-mahler.it ) rinnovano ogni estate una circostanza, quella felice congiuntura che elesse questa amena località alpina a privilegiato luogo di ispirazione per il grande compositore e direttore boemo.

Qui Mahler cercava di ritemprarsi dalle complicazioni viennesi, dalle critiche ostili, dai problemi di salute e dalle crisi con la moglie Alma, rigenerandosi nelle camminate in montagna e soprattutto nel ricercato isolamento della sua casetta di composizione nel bosco, meno di 10mq dove Gustav aveva a disposizione solamente tre cose: una stufa, un pianoforte Bösendorfer e la sua amata musica. Nell’estate del 1908, in questa stanza tra gli alberi, vede la luce una nuova sinfonia, “Das Lied von der Erde” (Il Canto della Terra), la prima delle tre che furono scritte a Dobbiaco. A questo capolavoro è dedicata l’edizione 2017 del festival, che propone, accanto ad un fitto calendario di concerti (inaugurato il 15 luglio e che prosegue fino al 27), un nuovo ciclo di seminari ideato da Federico Celestini, direttore dell’Istituto di Musicologia dell’Università di Innsbruck. Diversi studiosi affronteranno “Das Lied von der Erde” in tre pomeriggi di conferenze che troveranno la perfetta conclusione nell’ascolto di quest’opera, in cartellone sabato 22 luglio con la Filarmonica del Teatro La Fenice diretta da Markus Stenz assieme ai solisti Ingeborg Danz e Maximilian Schmitt.

Seguiremo questi “Dialoghi mahleriani” alla loro prima edizione, ascolteremo di poesia cinese ed esotismo, di modernismo viennese e di esperienze dolomitiche, con l’ardire di cogliere qualcosa di più nell’opera di «questo furioso maniaco musicale» (Felipe Pedrell). Cammineremo sui passi di Mahler da Dobbiaco al Maso Trenker, in quel primo piano che aveva affittato per intero nelle estati dal 1908 al 1910; un appartamento di dieci stanze dove accoglieva, ora con gioia ma più spesso con grande scocciatura, gli ospiti in visita. Entreremo nella casetta di composizione, che si trova ancora lì nelle vicinanze, dopo cent’anni, immobile ad ammirare il silenzio delle montagne, con i prati alpini negli occhi e la sua musica nell’aria. Tutto questo per uno scopo, trovare le risposte a quella domanda che già all’inizio del Novecento aveva posto il critico Richard Batka (Prager Tagblatt) all’indomani della prima esecuzione della Settima sinfonia: «Come assemblatore di stati d’animo fortemente contrastanti e squilibrati, come uomo di volontà e di potenza […] come pointilliste strumentale di una delicatezza suprema, Mahler è un problema, un enigma la cui soluzione non è per niente facile».

Nei concerti di questa settimana, che si svolgeranno tutti presso il Centro Culturale Grand Hotel di Dobbiaco, segnaliamo una variazione dell’ultimo minuto. Non sarà presente purtroppo, per motivi di salute, il pianista Alexander Lonquich, previsto nelle due date del Lockenhaus on Tour con il violoncellista Nicolas Altstaedt. Al suo posto ascolteremo il serbo Aleksandar Madžar: mercoledì 19 assieme ad Altstaedt (sonate di Debussy, di Britten e la seconda di Brahms, nonché i Tre pezzi di Nadia Boulanger), venerdì 21 in trio con Altstaed ed il violinista Barnabas Kelemen (Trio di Beethoven op. 70 Nr. 2 e di Ravel, Duetto per violino e violoncello op. 7 di Kodaly e Sonata per pianoforte op. 1 di Berg)

17 luglio, 2017 - 09:34
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