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Mare e Miniere 1 | Seminari e seminaristi

di Jacopo Tomatis

«Non è un’audizione» ma spaventa un po’ lo stesso: i circa 40 cantanti del seminario sono in cerchio, intorno a Elena Ledda e Simonetta Soro, che il corso lo conducono. «Serve solo a capire come cantate». Nel cerchio ci sono principianti, professionisti di lungo corso, bambini e anziani. È il primo giorno di Mare e Miniere 2017 e ognuno canta quello che vuole. Vista da fuori, la scena è irresistibile: la rassegna che segue è una specie di perversa compilation del canto “popolare” – qualunque cosa significhi – che spazia da oscuri canti svizzeri a repertorio religioso in latino (che abbiano interpretato male l'idea di seminario?), da brani in romanesco a hit da Sanremo vintage, da Gabriella Ferri a “Alfonsina y el mar”... C’è chi canta immobile e estaticamente rapito, chi accenna un passo di danza, chi si butta senza paura e chi tergiversa.

Mare e Miniere esiste ormai da dieci anni. Da qualche anno si è rilanciato, con il supporto della Fondazione di Sardegna (che lo finanzia) e si è imposto come appuntamento centrale dell’estate di quanti seguono i percorsi della world music in Italia: per quanto periferico rispetto al “circuito” più battuto dai tour – siamo pur sempre in Sardegna, e in una zona non proprio centrale per giunta – Mare e Miniere ha saputo prendere il posto e il ruolo che altri festival storici, caduti sotto la scure dei tagli alla cultura, hanno lasciato.

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La formula non è quella di una vera rassegna, ma di un seminario di una settimana, pensato come una vacanza-studio per professionisti o amatori. Ai corsi si affianca però una programmazione serale di altissimo livello (su cui tornerò in un prossimo intervento), e una serie di eventi in varie località della Sardegna in altri momenti dell’anno.

Il punto di forza è il gruppo di lavoro e il corpo docente: Elena Ledda e Simonetta Soro – appunto – per il canto, Mauro Palmas (anche direttore artistico) per la mandola, Marcello Peghin per la chitarra, Nando Citarella per percussioni e danze popolari, il Duo Bottasso per la musica d’insieme, Alessandro Foresti per il canto corale, Carlo Rizzo per il tamburello.

Da quando finisce l’audizione, il resto della settimana sembra scorrere a un ritmo tutto suo: si prova – al mattino e al pomeriggio –, si studia in privato, ci si incontra nell’ampio cortile e si chiacchiera, si discute, ci si scambia ascolti, maestri e allievi insieme. Il tutto avviene a Sant’Antioco, sull’isola omonima, nel Sulcis: lo staff e i seminaristi occupano per una settimana i bellissimi spazi del MuMa – Museo del Mare e dei Maestri d'ascia, sul lungomare poco fuori dal centro della cittadina.

La popolazione dei seminaristi è piuttosto variopinta. Ci sono pittoresche signore di mezza età in vena di una vacanza alternativa. Professionisti che girano l’Italia a fare concerti. Ragazzi del luogo che poco o nulla sanno dei maestri che hanno scelto, e che arrivano attirati dall’opportunità di riempire le giornate estive (non siamo ancora in alta stagione). Ci sono nerd della musica folk che nelle pause disquisiscono dottamente di terze aumentate e accordature di ghironda, o che si ritirano in un angolo a provare ancora un po’… Prodotti dei conservatori italiani, di università straniere, della scuola del Testaccio, umbri, norvegesi, svizzeri, calabresi…

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C’è un nucleo storico di cantanti che viene da anni, e che negli anni è cresciuto anche accanto a Mare e Miniere: cantano insieme con il piacere di ritrovarsi, e ogni anno immancabilmente si ritrovano intorno a Elena Ledda, il vero cuore (insieme a Mauro Palmas) dei seminari. Perché tornare edizione dopo edizione? «Perché poi – spiega una delle cantanti più fedeli – con una parola di Elena Ledda ci puoi anche lavorare un anno…».

05 luglio, 2017 - 18:46
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