Blog


Danzare ad Auschwitz

di Stefano Zenni
Alcuni giorni fa Repubblica on line ha rilanciato un’opera di Jane Korman “I Will Survive: dancing at Auschwitz” del 2009. L’artista australiana ha filmato suo padre, 89 anni, scampato ad Auschwitz, e i figli di lei, che ballano sulla note di “I Will Survive” di Gloria Gaynor davanti a vari monumenti e luoghi dell’Olocausto. L’artista ha evitato qualsiasi cura “professionale” nella danza e nel montaggio: nonostante l’attenzione a certi dettagli, sembra un filmino amatoriale messo insieme alla buona. Una scelta sensata per non rendere falso l’accostamento con i luoghi del dolore.
Una parte della comunità ebraica internazionale ha trovato offensivo l’accostamento tra la canzone e l’Olocausto, e il divieto di eseguire Wagner in Israele ci ricorda che la musica può avere una carica simbolica negativa. Certo ci vuole un’enorme cautela quando si legano questioni così enormi a certe piccole banalità quotidiane: ma nessuno più di un sopravvissuto può farlo. Come nel bellissimo documentario Pizza ad Auschwitz di Moshe Zimerman, in cui il protagonista, che con i figli riluttanti ripercorre la deportazione, alla fine si mangia un trancio di pizza in una pausa tra i tavolacci del dormitorio di Auschwitz.
L’operazione della Korman è ricca di risonanze, perché in alcuni campi di concentramento e sterminio si faceva musica. Forzatamente, in una condizione di grottesca e tragica contraddizione tra il piacere del suonare e la morte onnipresente. Il compositore Viktor Ullman ha avuto la forza di scrivere un ultimo capolavoro come L’imperatore di Atlantide a Theresienstadt, il campo di concentramento “umano”, di facciata, approntato per tenere buona la Croce Rossa. E conosciamo l’esperienza di Olivier Messiaen, che nel 1940 scrisse ed eseguì il Quartetto della fine dei tempi nel campo di prigionia di Görlitz. Il geniale Erwin Schulhoff non ebbe la stessa fortuna: morì nel 1942 nel campo di concentramento di Wülzburg.
La verità è che la musica è sempre espressione di vita e di comunità. La famiglia Korman - tre generazioni: capostipite, figlia e nipoti - torna sui luoghi del massacro, ne calpesta il terreno e danza, riappropriandosi del territorio e del senso dell’esistenza. Dunque un rito giocondo che va oltre le parole della canzone: essi non sono meramente sopravvissuti, bensì vivono, pienamente. Grazie anche alla forza travolgente di una bella canzone.



Pizza ad Auschwitz
15 luglio, 2010 - 16:21

Commenti

da ET
M45 | 15 luglio, 2010 - 18:54
Il testo di questa canzone sembra una risposta (in codice) a quello di Vasco ("Ad ogni costo") citato dal sottoscritto nel post precedente (quello su Pletnev). Trattasi di sopravvivere all'abbandono da parte di qualcuno che non merita il nostro amore. Ovviamente la gioia della canzone traslittera i suoi codici comunicativi da un contesto all'altro, senza grossi intoppi, anche perché nel caso dell'Olocausto si potrebbe parlare di abbandono all'amore da parte di una massa di umani (nazisti) nei riguardi di un'altra (ebrei). Ciò che tenta di rientrare (cfr. testo della canzone) e il vizio al fascismo. E in questa attività oggi in Italia "siamo" (plurale di cortesia) i campioni in Europa. Ad ogni modo non tutta la musica è espressione di vita. C'è anche una musica che nega la vita perché nega la libertà. La canzone di Vasco sopra citata ad esempio; per la precisione il testo, che inzacchera una musica/testo preesistente creando un conflitto devastante. Socialmente devastante.
da Francesco
Cagliari | 24 luglio, 2010 - 18:52
i video si trovano qui

http://www.youtube.com/watch?v=3HGSKYsP3GM http://www.youtube.com/watch?v=I_Np3aZh6sU http://www.youtube.com/watch?v=DpfID7pLe7M

Pizza ad Auschwitz l'ho visto un anno fa, era passato su Arte tv, hai ragione, ha qualcosa in comune con questi video, per chi è stato nei campi è naturale mangiare lì (la pizza), fa parte della loro vita, non è un museo noioso.

Invia nuovo commento

Il tuo nome *
Email *
(Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente)
Città *
Commento *
di Jacopo Tomatis

Il pubblico dispari

Kirika allo Spazio 211: da Smirne la nuova musica turca (e i suoi nuovi fan italiani)
segue >
di Maurizio Corbella

Interattivi o interpassivi?

Performance deludente al Politecnico di Milano
(1 commento)
segue >
di Carlo Lanfossi

Che bello il pubblico di Mito!

A Milano giovani e neofiti scoprono la classica
segue >
di Susanna Franchi

Ignoranza operistica in tv

Su Raiuno Floria Tosca si chiama Flora!
segue >
di Stefano Zenni

La mente senza musica

L'illustre assente dei festival dedicati alle scienze - umane e non
(3 commenti)
segue >
di Susanna Franchi

Mito per Sakineh

Il Festival apre a Milano e a Torino
(1 commento)
segue >
di Susanna Franchi

Napolitano presenta Rigoletto in tv

Da Mantova con Domingo come protagonista
segue >
di Daniele Martino

C'è una donna sul palco

Nicole Mitchell, icona afro di Chicago
(1 commento)
segue >
di Daniele Martino

Cinico è il jazz

A Roccella Ciprì e Maresco fanno storia
(1 commento)
segue >
LEGGI TUTTI I BLOG

ricerca dei blog

testo
genere



© 2009 EDT Srl - Via Pianezza, 17 - 10149 Torino - Partita IVA 01574730014