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Urbino suona Bach

di Paolo Scarnecchia
La serata bachiana del 20 luglio ha entusiasmato il pubblico del Festival Urbino Musica Antica, grazie al clavicembalista Giovanni Togni e al violoncellista Gaetano Nasillo. Il primo ha eseguito le Variazioni Goldberg dedicando il suo concerto alla memoria di Alan Curtis, con il quale ha collaborato per oltre dieci anni, e il secondo la Suite n°2, una trascrizione di anonimo per violoncello di una Partita per violino, oltre a una piccola serie di capricci, in parte originali, Hammer e Graziani, e in parte trascrizioni da Paganini. Il motto che campeggiava sul coperchio di una copia moderna di un cembalo Dulcken del 1740 "Nulla scientia melior musica animae harmonia" sembrava ispirato dalla complessa architettura geometrica delle variazioni e dalla loro tecnica trascendentale. Nonostante il salto di registro dal suono etereo e brillante del cembalo a quello corposo e scuro del violoncello, in particolare quello di liuteria marchigiana di metà Settecento suonato da Nasillo, l'intima conversazione sulla materia musicale delle meditazioni sonore bachiane è proseguita consequenzialmente, esaltata da una intensa gamma di sfumature espressive. Le reiterate richieste di bis per entrambi gli interpreti hanno prolungato i rispettivi concerti che hanno rappresentano un momento speciale dello svolgimento del Festival.

Scontato il successo del concerto dei due fuoriclasse, Rinaldo Alessandrini ed Enrico Gatti del 21 luglio. Fanno parte della schiera di artisti che in gioventù sono passati dai corsi di Urbino, e che sono divenuti dei punti di riferimento della scena musicale internazionale. Ora continuano a frequentarla come docenti, nonostante i numerosi impegni professionali, perché sono affezionati e forse nei giovani a cui trasmettono il loro sapere musicale rivedono se stessi. La rassegna ha compiuto quarantasette anni ed è un punto di riferimento fondamentale per chi ama la musica. è stata la prima a cogliere i segnali che arrivavano dal nord Europa, e ad accogliere Gustav Leonhardt, Franz Bruggen, Diana Poulton, fra gli altri, quando è iniziata la riscoperta della musica medievale, rinascimentale e barocca e dei rispettivi strumenti musicali. Le prime edizioni furono promosse dalla Società italiana di flauto dolce, guidata da Giancarlo Rostirolla, e il successo della formula fu immediato. Riunire gli appassionati di musica antica, nella prima fase per la maggioranza dilettanti, favorire lo scambio fra docenti e allievi, incentivare la musica d'insieme, acquisire il metodo di studio di una corretta prassi esecutiva e condividere il piacere e la gioia del fare musica. Anche i successivi presidenti di quella che è divenuta la Fondazione Italiana di Musica Antica (FIMA), Renato Meucci, e oggi Andrea Damiani, pur nella differenza delle rispettive impostazioni, hanno mantenuto il carattere informale e amichevole della manifestazione, anche se oggi si rivolge più ai futuri "professionisti" che agli "amatori". Nel corso degli anni sono cambiate molte cose, la musica antica è entrata nei programmi di studio dei Conservatori e si sono moltiplicate le edizioni critiche, le ricerche, le incisioni discografiche, ma la situazione italiana è diversa da quella di altri paesi europei. Custodiamo codici preziosi e unici, alcuni fra i più prestigiosi e competenti musicisti e studiosi hanno scelto di venire a vivere in Italia per respirare quotidianamente la lingua, l'arte, l'architettura, la natura nella quale le nostre musiche vocali e strumentali si sono sviluppate, ma in generale le istituzioni non prestano sufficiente attenzione a questa parte del nostro patrimonio culturale. Urbino Musica Antica costituisce una felice eccezione e c'è più che mai bisogno della sua presenza.
23 luglio, 2015 - 13:34
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