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Biennale 1 | Leone alla francese

di Enrico Bettinello
È un applauso sincero e scrosciante quello che accoglie venerdì pomeriggio Pierre Boulez nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale. Sornione e sereno dentro una giacca di un paio di taglie più grande del necessario, il compositore si sottopone con la consueta disponibilità alle domande che gli studiosi Robert Piencikowski e Claude Samuel gli porgono per questo incontro col pubblico, ma manca forse una mano più flessibile a moderare ed è un peccato perché non c’è quasi tempo per le domande della platea che stipa la sala all’inverosimile.

Vero e proprio "personaggio del ‘900", in grado di sostenere posizioni e opinioni "forti" – e anche spesso opinabili – Boulez ha ricordato ad esempio come il suo essere "di parte" non gli abbia però impedito di far conoscere molti compositori che non apprezzava particolarmente, come Adams.



Si apre così la prima Biennale targata Ivan Fedele, che promette "minimalismi" e "massimalismi" incrociati a tracciare una mappa dell’estremo. Ed è in quest’ottica assai più interessante l’incontro del giorno dopo, con i compositori Franck Bedrossian e Raphaël Cendo, che lavorano sulla saturazione sonora. Interessante perché i due raccontano molte cose [ammettendo anche che questo tipo di ricerca qui presentata come "nuova" è già ampiamente metabolizzata nel linguaggio dell’improvvisazione e della sperimentazione extra-accademica… sarà mica un caso?] e introducono al meglio il concerto dell’ottimo Quartetto Prometeo, premiato con il Leone d’Argento.

Sulla carta molto stimolante, il lavoro di Bedrossian e Cendo non è poi così indimenticabile negli esiti: i due pezzi in quartetto sono ben architettati e hanno momenti timbrici molto interessanti, ma non possiedono l’impatto "estremo" che ci si aspetta. Specie se messi in confronto con Five More String Quartets di un gigante come Phill Niblock, che stratifica suoni fino a creare una massa avvolgente che è un caleidoscopio di armonici. Meraviglioso.

La sera al Teatro alle Tese [con parterre ricco di personalità], l’omaggio a Boulez si apre con la consegna del Leone d’Oro, un premio che il musicista francese "dedica" agli amici italiani che hanno condiviso con lui l’avventura nell’avanguardia. Forse per cortesia geografica Boulez cita Nono e Maderna e non Berio, con cui aveva assai più affinità e sintonia che non con gli altri due…

Il programma della serata si apre con lo splendido Incises per pianoforte, prosegue con la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartòk e si chiude con il turbinio virtuosistico di Sur Incises per 3 pianoforti, 3 arpe e 3 percussioni. I musicisti dell’Ensemble Intercontemporain portano al pubblico la consueta, chirurgica, eccellente precisione del gesto esecutivo, ma l’impressione complessiva è che tutto sia un po’ monocolore e un po’ trattenuto, specialmente la Sonata di Bartòk, ammantata quasi da un velo algido.

Nella seconda giornata, bravissimo il flautista Mario Caroli, che mette assieme Sciarrino e Ferneyhough in un programma di specchi deformanti in cui spiccano, del primo i soffi di L’orizzonte luminoso di Aton, del secondo la magistrale costruzione di Cassandra’s Dream Song. Le numerose chiamate del pubblico vengono premiate con una deliziosa Syrinx di Debussy che chiude un po’ il cerchio Novecentesco/Francese di queste prime due giornate.

Stasera invece ci vestiamo a stelle e strisce, ci attendono Morton Feldman e Alvin Lucier!

Guarda il video con Mario Caroli
08 ottobre, 2012 - 11:51
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