Una festa musicale per i 70 anni di Herreweghe

Ad Asciano il Collegium Vocale Crete Senesi, dal 6 agosto

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Philippe Herreweghe, direttore d’orchestra di fama internazionale e dalla discografia sterminata, ha da poco compiuto settant’anni e sta per essere festeggiato dalla popolazione e dal sindaco di Asciano. È in questo comune della Toscana nel cuore delle Crete Senesi che diciassette anni fa Herreweghe ha creato un festival per poter condividere la sua passione e la sua cultura musicale, e l’amore verso questa terra, con i numerosi musicisti che ha incontrato nella sua lunga e fortunata carriera.

Da quest’anno la manifestazione si chiama Collegium Vocale Crete Senesi, richiamando il nome della formazione musicale della sua città natale, il Collegium Vocale Gent da lui creato nel 1970. La serata inaugurale del 6 agosto, definita “composée”, è una grande festa musicale in onore del Maestro che si svolgerà nel corso principale, nella piazza, nella Basilica di Sant’Agata e nella Chiesa di San Francesco, coinvolgendo diversi artisti e amici, con un concerto a sorpresa di cui non si conosce il programma, inserito fra altri che sono pensati appositamente per l’occasione e che rispecchiano le passioni e gli interessi di Herreweghe.

In sei giorni si ascolteranno cinque secoli di musica, da Cipriano de Rore a Dvořák, proposti sia dai solisti Alexei Lubimov e Roel Dieltiens, che da piccole, medie e grandi formazioni come Storioni Trio, Edding Quartet, Huelgas Ensemble e Antwerp Symphony Orchestra. A conclusione del programma del Festival, che comprende composizioni di Bach, Mozart, Beethoven, Schubert e Debussy, spicca il nome di Claudio Monteverdi e del Vespro della Beata Vergine che verrà eseguito dal Collegium Vocale Gent il 10 e l’11 agosto nell’ex-complesso monastico di Sant’Anna in Camprena a Pienza.

Herreweghe, appena arrivato nella sua casa toscana, racconta così il suo legame con il nostro paese e il suo Festival.

«Amo fin da giovane questa regione e tutta l’Italia, e ho conosciuto Siena all’età di sedici anni, quando iniziai a seguire i corsi della Accademia Chigiana. Diciotto anni fa ho comprato una casa a circa trenta chilometri da Siena, con una vista favolosa tra gli ulivi, e con mia moglie, violoncellista, abbiamo pensato che tante belle chiese con una buona acustica sarebbero state il luogo ideale per ascoltare e fare musica. Così nel corso degli anni il Festival, che è esclusivamente sostenuto da sponsor privati, è cresciuto ed è divenuto professionale, anche se il budget limitato non ci consente una promozione adeguata».

La bellezza di questi luoghi attira comunque gli artisti e il pubblico.

«La fortuna del mio mestiere di direttore d’orchestra è quella di incontrare musicisti straordinari, che riesco a convincere a partecipare per dei compensi simbolici, offrendo loro la possibilità di soggiornare in questi luoghi meravigliosi. Approfitto delle interviste che rilascio durante le tournée in diversi paesi per parlare di questo Festival, ed è così che le persone ne vengono a conoscenza. È una sorta di passaparola. Il centro della manifestazione è ad Asciano, di cui sono cittadino onorario da due anni, e questa iniziativa mi ha permesso di conoscere il territorio e la sua gente, e mi sembra di riuscire a restituire qualcosa della bellezza che questa regione mi dona».

Le scelte artistiche del programma rispecchiano i suoi interessi musicali che spaziano dalla musica antica a quella moderna e contemporanea. Contrariamente alla tendenza verso la specializzazione, nella sua qualità di direttore lei passa agevolmente da un’epoca all’altra.

«Ho iniziato a quattordici anni a dirigere musica barocca ma a quell’epoca fare musica antica era una attività da dilettanti e parallelamente ho studiato medicina e psichiatria fino alla laurea, per poi scegliere la musica, grazie anche alla stima e agli incoraggiamenti di Nikolaus Harnoncourt e Gustav Leonhardt. Credo che la conoscenza approfondita di più repertori arricchisca la comprensione di ognuno di essi. Conoscere in profondità la musica di Heinrich Schütz e Johann Sebastian Bach mi aiuta a comprendere meglio Schumann, Brahms e Mahler. Bisogna studiare e riflettere molto quando si fa musica antica, e penso ad esempio al fatto che in gioventù ho cantato la Messa di Machaut. Amo dirigere in particolare la musica ricca di contrappunto e oggi la maggior parte della mia energia è rivolta verso la musica cosiddetta “romantica”, ma sto registrando sia la musica di Brahms che di Gesualdo. Non ho mai studiato direzione d’orchestra, ma non sono il solo, penso appunto ad Harnoncourt o ad esempio a Gardiner, ma per via della mia gestualità evito dirigere opere di Strauss. Avere una vasta cultura musicale conta molto».

Anche la scelta di utilizzare strumenti storici è molto importante. Nel programma di questo Festival figura un concerto di fortepiano nel quale compare anche il nome di Debussy.

«Il colore del suono per Debussy era molto importante e il fortepiano ha una sonorità delicata e ricca di sfumature. Ho vissuto a lungo a Parigi lavorando con l’Orchestre des Champs-Élysées che suona con strumenti d’epoca. La cosa più importante è lo spirito e la forza carismatica di un interprete e la conoscenza dello stile, che permette di essere il più vicino possibile al genio dei grandi artisti del passato. Gli strumenti “storici” ci avvicinano ai compositori».

A conclusione del Festival lei dirigerà il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, che poi verrà registrato e pubblicato.

«Lo conosco a memoria e lo sto ristudiando per l’occasione; lo eseguiremo due volte nel chiostro di Sant’Anna in Camprena che ha una acustica splendida, particolarmente adatta a questo tipo di musica. Sono molto contento e ritengo che questo sia un aspetto molto importante. Anche la Chiesa di San Francesco ad Asciano, ha una buona acustica, ma intermedia, rispetto a quella secca della piccola pieve, la Chiesa di Santo Stefano a Castelmuzio, ideale per i quartetti d’archi».

Oltre alla festa musicale in onore del suo settantesimo compleanno che si svolgerà ad Asciano, cos’altro le piacerebbe ricevere?

«Il primo giorno del festival ci saranno concerti in mio onore con la partecipazione della banda, e con iniziative nelle piazze e nelle strade, ma il mio sogno sarebbe quello di trovare i fondi per restaurare e trasformare la chiesa sconsacrata di San Francesco in un auditorium, utilizzando anche ciò che è attorno al suo chiostro. È qui che ho registrato le musiche di Lasso e Gesualdo, ed è qui che in genere registro la musica antica. Se fossi miliardario trasformerei una vecchia fabbrica di terracotta dismessa in una sala da concerto. Sarebbe il luogo ideale…».

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