Un ricordo di Dmitri Hvorostovsky

Scompare a 55 anni uno dei più grandi baritoni del nostro tempo

Dmitri Hvorostovsky
Dmitri Hvorostovsky nel ruolo di Evghenij Onegin
Articolo
classica

Non ce l’ha fatta, Dmitri Hvorostovsky,  a vincere la sua lunga battaglia contro un tumore al cervello iniziata nel giugno 2015, quando della sua malattia aveva messo a conoscenza i sui numerosi fan. Il grande baritono russo si è spento oggi a 55 anni nei pressi di Londra. Dell’aggravarsi della malattia si era intuito dal succedersi delle cancellazioni delle sue esibizioni, mai davvero interrotte, fin dall’annuncio, drammatico, dello scorso dicembre nel quale informava del suo ritiro da tutti gli impegni programmati. «È con grande tristezza che devo ritirarmi da tutte le rappresentazioni in programma nel prossimo futuro» aveva dichiarato il baritono, «Ho dei problemi di equilibrio associati alla malattia che rendono estremamente difficile esibirmi sulla scena teatrale».

Finisce così una carriera straordinaria iniziata alla metà degli anni Ottanta nella nativa Krasnojarsk, città industriale siberiana a oltre 4000 chilometri da Mosca, con il ruolo di Monterone nel Rigoletto di Verdi, uno degli autori più frequentati con i compositori russi. Non sorprende quindi che la sua registrazione più recente sia proprio Rigoletto, ruolo eseguito nei maggiori teatri lirici del mondo ma finora mai registrato. La notorietà internazionale arriva presto grazie ai concorsi di Baku nel 1986, di Tolosa ma soprattutto al Singer of the World di Cardiff nel 1989, che gli apre le porte dei massimi teatri e festival internazionali. Il suo debutto italiano avviene nel 1991 al Teatro La Fenice di Venezia  con Evghenij Onegin, ruolo destinato a diventare il suo cavallo di battaglia («born to play the role», scrisse il «New York Times»), il teatro nel quale tornerà per la riapertura dopo la ricostruzione con il verdiano Germont padre nel novembre del 2004.

Dotato di un bellissimo timbro brunito e di un’eleganza naturale in scena, Hvorostovsky è di casa particolarmente alla Royal Opera House di Londra, alla Metropolitan Opera di New York e all’Opera di Stato di Vienna, teatri nei quali diventa una presenza fissa, spesso diretto da direttori prestigiosi come Claudio Abbado, Valery Gergiev, James Levine, Riccardo Muti e Yuri Termikanov, con il quale interpreta Il principe Eleckij nella Dama di picche alla Scala nel 2005.

«Cantare è la mia vita, e voglio continuare a portare gioia al pubblico di tutto il mondo», aveva detto. Purtroppo la morte ha interrotto nel pieno della maturità quello straordinario percorso artistico.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

classica

Intervista al regista Barrie Kosky, dal 2012 alla guida della Komische Oper di Berlino

classica

Il Saggiatore ripropone la raccolta di pezzi di critica musicale del pittore e poeta

 

classica

Firenze: parla il direttore artistico Domitilla Baldeschi