Retroscena di un Nirvana

Gli ultimi scampoli del mito di Cobain, al confine tra curiosità e necrofilia

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pop

Kurt Cobain
Montage of Heck: The Home Recordings
Universal

Morire giovani e diventare così immortali. Almeno in termini mercantili: tutto ciò che di materiale rimane è in vendita. Come il cardigan indossato da Kurt Cobain in occasione del concerto unplugged tenuto dai Nirvana di fronte alle telecamere di Mtv il 18 novembre 1993, battuto all'asta di recente al prezzo di 137.500 dollari. Oppure gli appunti e i disegni sui quali erano basati i Diari, editi una dozzina di anni fa. E, allo stesso modo, i filmini privati di lui da bambino, ragazzo e poi adulto tramutato in rockstar, cui ha fatto ricorso Brett Morgen per realizzare il lungometraggio Montage of Heck: racconto biografico dei retroscena di una vita trascorsa - suo malgrado - sotto i riflettori, spericolata e scandalosa quanto quella di Amy (Winehouse: altra iscritta al famigerato "club dei 27", età alla quale sembra che le stelle debbano spegnersi per autocombustione), divenuta anch'essa soggetto cinematografico.



Se il documentario, ancorché a tratti voyeuristico, aveva una sua ragion d'essere, non si può dire altrettanto dell'album corrispondente e omonimo, che condensa su disco - in 13 brani nella versione ordinaria, che diventano addirittura 31 nel formato "deluxe" - le registrazioni domestiche rinvenute dal regista durante la fase preparatoria del lavoro. Nel migliore dei casi, si tratta di bozzetti assai grezzi di canzoni future ("Been a Son", "Scoff", "Sappy", "Frances Farmer Wll Have Her Revenge On Seattle") o ancora in embrione ("The Yodel Song" lo è di "Stay Away"), mentre il boccone più ghiotto - e inedito - è una cover di "And I Love Her" dei Beatles: musiche che avevano un senso nel contesto del film, laddove a sé stanti ne sono in genere prive. Con il pretesto di sbirciare dietro le quinte del processo creativo, dunque, si rasenta la necrofilia, rendendo un pessimo servizio alla memoria di Cobain.

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