Rava, Douglas e i giovani

Il due trombettisti in dialogo con le nuove generazioni in due dischi freschi d'uscita

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Fine dell'estate al suono della tromba. Sono usciti infatti in queste settimane i nuovi lavori di due trombettisti molto amati e seguiti, Enrico Rava e Dave Douglas, musicisti che sono anche "uniti" quest'anno dal passaggio di testimone al festival di Bergamo, dove il musicista americano curerà il cartellone del 2016 dopo quattro anni di direzione di Rava.
Si tratta di musicisti dal temperamento artistico chiaramente molto diverso, anche se accomunati da una forte capacità di "entrare e uscire" dal dialogo con la tradizione e dalla predisposizione al dialogo con musicisti di generazioni successive.

In un certo senso, seguendo una modalità cara a Miles Davis - che nel circondarsi dei migliori talenti delle nuove generazioni è stato un vero maestro - e differentemente rispetto a molti anche blasonati colleghi (se la memoria non mi inganna Keith Jarrett non suona con qualcuno più giovane di lui dalla fine degli anni Settanta!), sia Rava che Douglas sono particolarmente (e meritoriamente) aperti agli stimoli che vengono dai linguaggi condivisi da musicisti più giovani e questo è certo un elemento che contribuisce alla freschezza del loro percorso.

Per Wild Dance (ECM, distr. Ducale) Rava si attornia di musicisti che hanno anche quarant'anni e più meno di lui. Sono il chitarrista Francesco Diodati, il contrabbassista Gabriele Evangelista e il batterista Enrico Morello (nella foto di Luca d'Agostino - ECM Records), cui si aggiunge come ospite Gianluca Petrella al trombone, musicista ormai affermato, ma che proprio con il trombettista ha vissuto alcune delle esperienze più significative per la propria maturazione.

Ne esce un lavoro che brilla per la fresca rilassatezza dell'interplay, grazie a una combinazione di lirismo (immancabile della musica di Rava), uso dello spazio e mobilità dei piani strumentali. Il lavoro di Diodati, spesso testurale e timbrico, consente a Rava e Petrella di intrecciare quella pungente dialettica tra ottoni che è nella loro abitudine e che richiama anche il lavoro che il trombettista faceva con Roswell Rudd una quarantina di anni fa.
Ma anche Evangelista e Morello si distinguono per la capacità di spostare in continuazione la materia sonora (si tratti di ballad come "Sola" o di composizioni più vivaci come "Infant", originariamente incisa nel 1987 in quartetto con il compianto Augusto Mancinelli).

Enrico Rava Quartet - Wild Dance - ASCOLTALO QUI

Forse per rispetto per il più titolato leader, ma anche per indole personale, nessuno dei giovani compagni di avventura porta Rava su terreni particolarmente nuovi o rischiosi (anche l'improvvisazione collettiva che compare verso la fine del disco si muove più per empatia consequenziale che per forzatura dei codici sonori), ma il disco beneficia indubbiamente di uno sguardo collettivo transgenerazionale e della facilità con cui il più esperto maestro si lascia coinvolgere dal flusso di energie nuove. Riuscito.

Discorso un po' diverso per Douglas, musicista che nella ormai corposa carriera ha attraversato diverse fasi e che, complessivamente, si può dire abbia preferito negli ultimi anni lavorare su un linguaggio da un certo punto di vista meno "avanti" di quello che esplorava negli anni Novanta (alcune cose con i suoi Five o il Tiny Bell Trio colpiscono ancora oggi per la loro innovatività).
Allo stesso tempo non c'è dubbio che anche il trombettista americano ami dialogare con musicisti in grado di apportare idee generazionalmente nuove alla sua musica (tanto per fare un esempio, nella sezione ritmica del suo quintetto degli ultimi anni, sia Linda Oh che Rudy Royston hanno una ventina buona di anni di meno di lui) e che apra spesso il proprio discorso alle sonorità elettroniche.

Accade anche in High Risk (Greenleaf Music, distr. IRD), disco nel quale è alla testa di un quartetto con il basso di Jonathan Maron (già nel Groove Collective), la batteria di Mark Guiliana (nel duo Beat Music, ma anche con Brad Mehldau, Avishai Cohen e pure nel disco ultimo di Jovanotti!) e l'elettronica di Shigeto, artista in cui jazz, hip-hop e tradizione underground convivono in una miscela molto interessante.



La linea di discendenza è certo quella che parte dal Miles Davis elettrico e che, ciclicamente, si rimette in gioco con beats e ambienti sonori nuovi e differenti. Basterà ricordare - mutatis mutandis e solo a titolo esemplificativo - il lavoro fatto da Matthew Shipp con la Thirsty Ear Blue Series, alcune produzioni di Nils-Petter Molvaer, o l'humus da cui provengono molti progetti di Rob Mazurek. Ma anche lo stesso Douglas ha in anni non troppo lontani sperimentato questi percorsi, con il gruppo Keystone o con gli strumentisti che collaborarono a dischi come Sanctuary o Freak In.

Qui il groove la fa da padrone, nella sua accezione più scura e a volte rallentata, timbricamente sempre giocata con soluzioni stuzzicanti, anche se l'approccio di Maron e Guiliana non è esente da un certo gusto un po' "tamarro". Con il suono brunito della sua tromba, Douglas si muove su questi paesaggi ritmico/atmosferici con la consueta sensualità del gesto improvvisativo e il lavoro alla fine riserva complessivamente più di qualche emozione.

Si discute spesso ultimamente (ad esempio in relazione a quanto fanno artisti come Flying Lotus, Kamasi Washington o anche Robert Glasper) di quanto e come questi incontri tra pratiche di derivazione jazzistica e altre che nascono dall'elettronica e dall'hip-hop possano portare nuovi ascoltatori verso le avventure della musica africano-americana più legata al jazz. Difficile dare una risposta univoca e il dibattito esula dal contesto di queste righe, però non c'è dubbio che per molti jazzisti il confronto con modalità sonore differenti da quelle abituali (ma in molti casi altrettanto interessanti e flessibili) sia un momento che è avvertito come necessario e utile per il loro percorso nel mondo.

Rava e Douglas. Musicisti che non smettono di dialogare coi colleghi più giovani e i cui nuovi dischi, seppur forse non dei capolavori, sono comunque una più che ottima colonna sonora per questa fine estate 2015.

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