Nel nome del glam

FFS, la "collaborazione infruttuosa" tra Franz Ferdinand e Sparks

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Parola d'ordine: "glam". Alle musiche punteggiate da lustrini i californiani Sparks hanno consacrato una carriera cominciata nei primi anni Settanta e dal principio del decennio scorso gli scozzesi Franz Ferdinand ne hanno impiegate dosi moderate per rendere lieve il proprio approccio ai canoni austeri del post punk. È appunto intorno a quell'elemento che ha preso forma questa partnership - altrimenti improbabile - su scala transoceanica e intergenerazionale. Il disco che ne risulta è fresco e dinamico, come s'incaricano di dimostrare all'inizio - una in fila all'altra - "Johnny Delusional" e "Call Girl", che portano impresso il marchio di fabbrica della band di Glasgow, mentre ha stimmate da pacchianeria chic tipiche delle produzioni dei fratelli Mael la successiva "Dictator's Son". L'equilibrio fra le due componenti è ideale nell'impudente filastrocca pop intitolata "The Man Without a Tan", invece: brano che più di altri comunica la sensazione di divertimento sperimentata dalle parti in causa, a dispetto dell'affermazione autoironica contenuta in "Collaborations Don't Work", con tanto di buffo alterco verbale tra il falsetto dello "scintillante" Russell Mael e la voce dell'"arciduca" Alex Kapranos. Là si notano en passant citazioni per Mozart, Warhol e Frank Lloyd Wright, laddove in "Police Encounters" fa capolino Harold Pinter e Jean-Paul Sartre affiora viceversa in "Little Guy From Suburbs" e - insieme a Schoenberg - "Things I Won't Get": giusto per far capire che si scherza, ma fino a un certo punto. Ragion per cui meriterà attenzione anche l'esposizione dal vivo del repertorio: in Italia a luglio (martedì 7 a Genova per Goa Boa e giovedì 16 a Catania per Zanne Festival) e settembre (giovedì 3 a Treviso nel quadro di Home Festival). Niente male per una "collaborazione infruttuosa".

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