Mare, miniere e politiche del territorio

Tornano dal 26 giugno al 1° luglio i seminari-festival di Mare e Miniere in Sardegna: intervista a Mauro Palmas

Mare e Miniere 2018
Elena Ledda e Simonetta Soro
Articolo
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Mare e Miniere ripropone da ormai un decennio una formula semplice, ma a quanto pare di successo: una settimana di corsi con nomi importanti del folk/world italiano, abbinati a concerti, in una zona della Sardegna – il Sulcis – bellissima ma non al centro delle rotte turistiche, almeno nei mesi di giugno e luglio. Non grandi nomi, non grandi eventi ma una politica culturale che valorizza il territorio e che – alla fine – a quanto pare paga, grazie alla presenza assidua di diverse decine di corsisti, spesso con le famiglie, che decidono di passare una vacanza diversa.

Dopo un anno a Sant’Antico, Mare e Miniere torna per questa undicesima edizione a Portoscuso, negli spazi rimessi a nuovo della Vecchia Tonnara, dal 26 giugno al 1° luglio. Oltre ai corsi, con Gigi Biolcati (body percussion), Luigi Lai (launeddas), Alessandro Foresti (canto corale), Elena Ledda e Simonetta Soro (canto), Nando Citarella (percussioni e danze italiane), Mauro Palmas (mandola), Marcello Peghin (chitarra), Nicolò Bottasso (violino) e Simone Bottasso (organetto e musica di insieme), in cartellone anche due masterclass con Cuncordu e Tenore di Orosei e Su Cuncordu ‘e Su Rosariu di Santu Lussurgiu, due serate teatrali – Cosa porta il mare e Scavi storie di miniera – e i concerti di Duo D’Altrocanto, Gigi Biolcati e Davide Ambrogio, oltre all'anteprima il 25 giugno con Duo Bottasso (qui il programma completo).

La direzione di Mare e Miniere – Seminari di canto, musica e danza popolare è a cura di Mauro Palmas, musicista di lungo corso in Sardegna (ad esempio con Suonofficina, e poi a fianco di Elena Ledda), al quale abbiamo chiesto di raccontarci la nuova edizione dei seminari-festival.

Mauro Palmas
Mauro Palmas

Che novità per quest’anno, l’undicesimo di Mare e Miniere?

«Le novità sono innanzitutto il corso di body percussion, che abbiamo già provato nell’anteprima di Mare e Miniere in primavera e che ha riscosso un grande successo: abbiamo già molti iscritti. Poi ci siamo riconquistati finalmente la Tonnara di Portoscuso, che ora è completamente restaurata, e con la Tonnara la piazza subito fuori. Uno spazio che useremo per la danza, per un esperimento: chiederemo alla gente di unirsi a ballare a ogni fine concerto – i corsisti e gli abitanti di Portoscuso».

«Ci saranno poi due masterclass di due colossi della vocalità sarda, il Coro di Orosei e il Coro di Santu Lussurgiu – che per loro scelta non eseguono i canti sacri in luoghi non sacri: dunque ci daranno l’opportunità di usare la piccola chiesetta della Tonnara. Daremo poi più spazio a chi ha frequentato i corsi: ci sono iscritti che tornano da anni e che di fatto sono dei professionisti. Continuano a tornare per imparare cose nuove e perché sono curiosi, ma di fatto sono musicisti che suonano in giro, è il caso di Davide Ambrogio e Duo D’Altrocanto, ad esempio». 

Ci sono poi anche degli eventi più teatrali.

«Cosa ci porta il mare è un reading di letteratura sarda con musiche mie e l’elettronica di Arrogalla – che è la mia la mia “dimensione giovane”, mi costringe a cose un pochino più giovanili, diciamo così… Inizialmente il mare doveva portare anche una zuppa di pesce, che volevamo cucinare sul palco, poi era impensabile per il pubblico che ci attendiamo, e avremo invece un incontro tra la cultura del mare e la cultura agropastorale, con Marco Corda che cucinerà formaggio e ricotta durante lo spettacolo, che alla fine offriremo al pubblico con un bicchiere di vino… Scavi, storie di miniere è invece un reading di Mariangela Sedda, su un testo bellissimo».

Qual è la filosofia dietro Mare e Miniere?

«Non andiamo alla ricerca di grandi nomi d’effetto, e vogliamo fare cose che si stringono più sul territorio. Una cosa su cui stiamo puntando molto è che questa è promozione del territorio. In un periodo dell’anno in cui le risorse economiche sono inferiori e che non è altissima stagione, noi riempiamo Portoscuso con i corsisti; abbiamo già riempito gli alberghi e riempiremo i ristoranti. Abbiamo calcolato che l’anno scorso a Sant’Antioco, di indotto complessivo, abbiamo lasciato in città circa 120mila euro. Non sono un’enormità, ma in un periodo in cui non ci sono molti turisti…».

«Non è un grande festival, ma è anche un festival in cui il giorno dopo ti ritrovi realtà economiche vere, e non devi metterti a raccogliere bottiglie per terra. Io è questo che cerco di far passare: il significato profondo è portare gente che capisca quello che facciamo, non diecimila persone che devastano il territorio. Abbiamo poca polvere da sparo, e non la spariamo in un giorno solo: la spargiamo nel maggior tempo possibile, sperando che ogni evento sia un mattoncino per la costruzione successiva».

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