Maggio jazz, nove dischi e un libro

I dischi jazz (e il nuovo libro di Ashley Khan) del mese, il 10 comode pillole

Articolo
jazz

Bill Frisell & Thomas Morgan – Small Town (ECM)

Quando due sensibilità come quella del chitarrista Bill Frisell e del contrabbassista Thomas Morgan si incontrano, è lecito attendersi grande magia. Una magia che nasce dall’intimità, dalla capacità di evocare un lirismo articolato anche con poche note, dalla capacità di lavorare direttamente sull’anima delle composizioni, siano esse un classico di Konitz come "Subconscious Lee", il tema di Goldfinger o una delle melodie “americane” tipiche del canzoniere friselliano. Il tutto dal vivo. Dialogante.

Harriet Tubman – Araminta (Sunnyside Records)

Il trio Harriet Tubman (Brand Ross alla chitarra, Melvin Gibbs al basso e JT Lewis alla batteria) incrocia in Araminta la lacerante tromba di Wadada Leo Smith. La Araminta del titolo è proprio la Tubman (era il suo vero nome di battesimo) cui si ispira il trio. Quindi lotta sociale e politica, ma anche consapevolezza della blackness nella costruzione e nella condivisione artistica. Tra elettricità rock e psichedelia jazz.. Spettacolare.

The Heliocentrics – A World Of Masks (Soundway Records)

Bello elettrico e cosmico anche il ritorno degli Heliocentrics di Malcom Catto. Con la voce di Barbora Patkova, la consuete miscela di jazz, funk, elettronica, kraut-rock e trip-hop trova una dimensione umana in grado di “raccontare” in modo sempre efficace le “proposte” di viaggio spaziale di questi nipotini un po’ modaioli di Sun Ra. Interplanetario.

Franco D’Andrea – Traditions Today – Trio Music Vol. III (Parco della Musica Records)

Continua il monumentale progetto discografico dedicato al pianista Franco D’Andrea per i suoi 75 anni. Continua con la straordinaria qualità di sempre, la capacità di sintetizzare in modo efficacissimo la storia del jazz attraverso una stratificazione di segni e significati che colpisce nel segno. Qui il trio è con Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone, artisti che insieme a D’Andrea spaziano dalle origini del jazz al futuro sempre divertendo e mettendo profondità nella musica. Enciclopedico.

Malaby/Maneri/Levin – New Artifacts (Clean Feed)

Quando triangolano “tipi” come Tony Malaby (sax), Mat Maneri (viola) e Daniel Levin (violoncello), gli esiti sono imprevedibili nel loro contenuto, quanto prevedibilmente stimolanti. Cameristici e astratti, dolci e spigolosi, densi e ariosi. Catturati qui dal vivo, quindi nel momento “magico” in cui la composizione istantanea diventa segno vivo, nella carne e nell’anima di chi è presente. Fortunatamente ora anche di chi non c’era e ha voglia di un ascolto non convenzionale. Goniometrico.

Federico Casagrande – Fast Forward (Cam Jazz)

Con la formula del trio (ci sono Joe Sanders al basso e Ziv Ravitz alla batteria), il chitarrista Federico Casagrande trova un felice equilibrio. I profumi elettrici e le tessiture acustiche trovano una fluidità narrativa che trasmette serenità anche nei momenti in cui si fa più esplorativa. Balsamico.

Federica Michisanti Trioness– Isk (Filibusta)

Aumenta con piacere il numero delle contrabbassiste jazz italiane. Alle già affermate Silvia Bolognesi, Rosa Brunello e Caterina Palazzi si aggiunge ora Federica Michisanti, il cui nuovo disco, in trio con Simone Maggio al pianoforte e Matt Renzi alle ance, si muove tra improvvisazione e attento camerismo. Senza paura di guardarsi dentro. Intimo.

Mac Rebennack aka Dr. John – Good Times In New Orleans (Soul Jam)

Bella antologia che racconta i primi passi del mitico pianista di New Orleans Dr. John o Mac Rebennack come anagrafe vuole. 30 tracce dal 1958 al 1962, che lo vedono in veste di compositore, arrangiatore, performer, tra rock&roll, R&B, boogie e altri ingredienti di quella irresistibile jambalaya sonora che lo porterà nei decenni successivi ai più grandi e originali successi. Pre-Voodoo.

Dizzy Gillespie – At Onkel Pö’s Carnegie Hall (Jazzline NDR Info)

Chet Baker – At Onkel Pö’s Carnegie Hall (Jazzline NDR Info)

Elvin Jones – At Onkel Pö’s Carnegie Hall (Jazzline NDR Info)

Segnalazione che vale doppio, anzi triplo, per questi concerti registrati nello storico club di Amburgo Onkel Pö’s Carnegie Hall (riferimento un po’ pomposo, ma tant’è) tra la fine degli anni Settanta e i primissimi Ottanta. Sono anni oscuri e controversi per il jazz, soprattutto per i linguaggi più tradizionalmente mainstream, che non conoscono ancora il revival anni Ottanta e che si trovano a volte schiacciati tra il maggior dinamismo espressivo delle cosiddette avanguardie e la muscolarità della fusion. Ottima occasione quindi per ritrovare quelle atmosfere, non sempre calibratissime e a volte un po’ prone a certi automatismi, ma con solisti come Gillespie, Baker o il vulcanico sestetto di Elvin, c’è sempre da godere. Vintage.

Ashley Kahn – Il rumore dell’anima (il Saggiatore)

C’è spazio anche per un libro, per questa raccolta di articoli, interviste, recensioni, note di copertina di Ashley Kahn, già autore di acclamati libri su A Love Supreme o Kind Of Blue. La prosa di Kahn è sempre accattivante, sia che parli di Dylan o dell’amato Coltrane, di Nina Simone o di Robert Plant. La variegata provenienza dei pezzi contribuisce a una dichiarata disomogeneità, ma moltissime sono le pagine che raccontano, con grande precisione e stile, l’anima delle musiche affrontate. Enciclopedico.

Nella foto d'apertura: The Heliocentrics.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

jazz

Inner Sounds: un libro e un disco per fare il punto sulla carriera del sassofonista veneziano

jazz

Lo stato dell'arte della fotografia jazz in Italia, il mestiere di fotografo oggi: un'intervista a Luciano Rossetti

jazz

Intervista ai Roots Magic, freschi del secondo disco (Last Kind Words) per Clean Feed