Lamorivostri, donne del folk

Il giornale della musica presenta i finalisti del Premio Parodi

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Dal 13 al 15 ottobre si tiene a Cagliari la nona edizione del Premio Parodi. È un'edizione di altissimo livello, che conferma come il Parodi si sia ormai imposto come il maggior appuntamento italiano dedicato alla world music: "il giornale della musica" – media partner del Premio – vi presenta gli artisti finalisti.

Rosabella è il primo disco di Lamorivostri, trio femminile fresco di esordio ma formato da musiciste dal solido curriculum individuale, che – pur radicate nella "tradizione" e forti di una profonda conoscenza delle tecniche e degli strumenti – riescono a proporre uno sguardo diverso, originale, su materiali di origine o ispirazione popolare. Ha risposto alle nostre domande Monica Neri.

Tutte voi provenite da altre esperienze musicali nell’ambito, diciamo, del folk italiano. Qual è la vostra storia?
«Il progetto Lamorivostri nasce nel 2014, con il desiderio di fermare il tempo sul nostro percorso artistico. Siamo un trio femminile, Lavinia Mancusi, Rita Tumminia e io [Monica Neri], ognuna di noi proviene da esperienze differenti. Personalmente, mi dedico dal 1997 alla ricerca sul campo sia al Centro che al Sud Italia, ed è attraverso questa ricerca – che prima di tutto è ricerca umana – che mi sono avvicinata agli strumenti che suono, a ogni strumento associo un viso, un ricordo vissuto, interiorizzando emozioni ed espressioni. Per me nella musica tradizionale la musica ha il volto di chi la suona. Allora voglio ricordare Giuseppe Ranieri, suonatore e costruttore della Locride (Calabria): da lui ho imparato non solo il valore del suo essere “albero di canto”, ma le tecniche esecutive della ciaramella – o come la chiamava lui la “pivula”. Voglio ricordare Andrea Sacco (Gargano): a lui devo molto; Peppe de Lillo, grande esecutore di organetto della saltarella sabina, che è la zona da cui provengo nella provincia di Rieti.
Ho appreso le tecniche esecutive della lira calabrese grazie ad Antonio Critelli, musicista e costruttore calabrese. Ringrazio soprattutto mia madre harbreshe di Sicilia, che mi ha regalato i suoi ricordi di bambina presso la comunità di Piana degli Albanesi, e l’amore per questa tradizione. A lei abbiamo dedicato “Rosabella”, che dà anche il nome al nostro lavoro discografico. Questa ricerca è accompagnata da una intensa attività artistica sia in Italia che all’estero.
Fondamentale nel creare le sonorità di questo progetto è stato l’incontro con Rita Tumminia, compagna di viaggio e organettista dal 1985. Componente di uno dei gruppi storici del folk italiano, Acquaragiadrom, si è dedicata alla musica popolare collaborando con artisti come Nando Citarella, Mario Salvi, Ambrogio Sparagna, e alla conoscenza della cultura zingara e al repertorio musicale che la caratterizza.
La voce il violino la chitarra e le percussioni sono affidate a Lavinia Mancusi, che grazie ai suoi viaggi e allo studio si è avvicinata alle culture e alle sonorità etniche e popolari, studiando violino alla Scuola popolare di musica di Testaccio, e perfezionando questo studio successivamente con maestri di rilievo come Tiziana Mangione e Carlo Cossu. Lavinia ha iniziato il suo percorso nella musica popolare con Nando Citarella, e ha studiato canto con Lucilla Galeazzi e Daniela Carletti, e percussioni con Gabriele Gagliarini. È voce e violino di numerosi gruppi in Italia, e vanta numerose collaborazioni, da Eugenio Bennato a Olen Cesari a Mannarino».



«Il repertorio di Lamorivostri è dedicato all’immagine della donna nella poesia popolare, i testi dei brani contenuti in Rosabella sono testi popolari, come la “Cecilia”, o la “Baronessa di Carini”… ma volevamo comunque dare uno stile personale che abbracciasse le nostre esperienze unendole in un viaggio musicale folk “d’autore” dedicato alle donne. La collaborazione con l’autore Claudo Puglisi ci regala la storia di “Teresa di mare” che darà il nome al prossimo progetto discografico. “Teresa” è la storia di una donna immigrata che nell’attraversare il Mediterraneo perde la vita sul fondo del mare, si offre di accogliere le altre vittime, e sogna di confondere i confini al ritmo del suo ballo. Teresa incontra i pescatori delle tonnare siciliane con l’antico canto “Leva Leva”. L’altro brano che farà parte del nuovo progetto è “Madre” un testo ispirato alla storia vera di un uomo, che bambino chiede alla madre con quali occhi, con quali parole, con quali mani, con quale odore deve raccontare il dramma vissuto a Portella della Ginestra. Ecco, se dovessi definire questo aspetto del nostro lavoro direi che ci siamo avvicinate a temi che hanno una forte connotazione sociale, ma visti secondo una lente che sfuma i contorni in maniera poetica, e narrati con note popolari e struggenti». 

Qual è l’idea che c’è dietro a Lamorivostri?
«Più di un’idea, alla base del nostro incontro vi è un suono, una voce che dà corpo al nostro immaginario, diverso per età anagrafica, ma comune come formazione e come sensibilità. Abbiamo riconosciuto questa comunanza di intenti e abbiamo preso gli strumenti in mano per metterci in gioco. Inoltre crediamo che “novità” sia anche il risultato che scaturisce dall’incontro di tre donne, un paesaggio impermanente e inafferrabile che mette noi per prime nella condizione di affrontare un confronto umano ed artistico estremamente stimolante».

Partecipate al Premio Parodi, un concorso intestato alla “world music”. Vi riconoscete in questa etichetta?
«Ci riconosciamo come sonorità, ma come molti termini esterofili  è confuso. Preferiamo il termine “musica popolare”, “d’autore” se si vuole, poiché il termine “popolare” rimanda, forse più di “world music”, a un contesto fatto di memorie, a volte dolci e a volte feroci, di cui l’Italia e tutto il Mediterraneo sono colmi». 

Un esercizio di profezia: come sarà la “world music” fra vent’anni?
«Sarebbe bello fosse ancora più una rete di idee, collaborazioni, scambi, che fosse la cartina tornasole del più grande sogno di chi fa arte.
Immaginiamo che un giorno la musica dei popoli abbia uno spazio non solo temporale ma anche condiviso realmente nello scambio tra le persone. Adesso a Roma ci sono discoteche dove si balla il manele dei rumeni, gli uomini hanno ricominciato a ballare il tango e lo swing, i colori della gente nelle città cambiano rapidamente e tutto ciò avrà senz’altro un effetto sulla produzione musicale. Forse la world cambierà come cambierà la gente, non sarà più soltanto pensata dai musicisti – anche perché quelli tradizionali saranno sempre meno – ma sarà il prodotto di una condivisione di vita reale di genti diverse». 

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