La terra che brucia

Secondo disco per il maliano Samba Touré: desert blues per non dimenticare la guerra

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Samba Touré
Gandadiko
Glitterbeat / Goodfellas


Aveva già avuto modo di farsi notare discograficamente, il maliano Samba Touré, e non erano stati momenti facili, per usare un eufemismo, quelli nei quali fu concepito, registrato e diffuso il notevole Albala. I miliziani fondamentalisti stavano mettendo a ferro e fuoco il Nord del Paese, perfino il suo villaggio Diré era finito sotto la sharia. Il disco del ritorno, precisiamo subito, riprende e amplifica l'incanto maliardo di Albala, e ne condivide il produttore Philippe Sanmiguel, evitando però le secche estreme di tristezza inevitabilmente connesse a quell'esperienza. "La terra che brucia" (questo il significato in lingua Songhai di Gandadiko: per non dimenticare) è un incastro anche di gioia e di speranza costruito con tintinnanti detriti di desert blues, avvolgenti e morbidissime tessiture modali, voce solista da brivido rinforzata (a volte a chiamata e risposta) da altre voci, sfiziose venature psichedeliche. Il tutto su corpose basi poliritmiche:ma si segnala anche un episodio in 5/4 che sembra di immediata ascendenza afroamericana, nel battere esattamente i colpi del "dos-tres" dell'America Latina, o il tipico pattern ritmico mille volte usato da Bo Diddley. Accade in "Su Wililé", un brano il cui testo mette in guardia dall'abuso di alcol, un problema che sta interessando la nuova generazione di rapper maliani.

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