La musica, risorsa per l'Italia

L'intervento di Luigi Berlinguer al convegno "La musica e le professioni della musica" (Verona, 27 novembre 2009)

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Secondo le stime dell'IFPI, il consumo di musica in Italia nel 2007 è stato pari al 2% del mercato mondiale (ottavo posto della graduatoria generale). Un dato quasi allarmante se rapportato al 35% degli Stati Uniti (primo posto), 16% del Giappone (secondo posto), 10% del Regno Unito (terzo posto) e 8% della Germania (quarto posto). Le informazioni sostanzialmente non mutano per quanto riguarda l'indice di spesa procapite annua investita per la compravendita di strumenti musicali, sempre nell'anno 2007. Secondo i dati Namm, in un mercato mondiale che ha registrato un valore di18 milioni di dollari, l'Italia rappresenta sempre solo il 2%, contro il 2% degli Stati Uniti, il 16% del Giappone, il 6% della Germania e il Regno Unito, 5% della Francia. È fondamentale tener presente che l'investimento disposto per uno strumento musicale è in relazione con la formazione musicale. I dati si chiariscono, così, se valutiamo che il 4% italiani suona uno strumento, contro il18% in Inghilterra e il 50% della Germania I dati non sono da leggere però solo in modo negativo. Nel 2007, infatti, il numero di diplomati in Conservatorio è aumentato, così come il consumo di strumenti e di accessori musicali (1,4%). In un simile contesto è chiaro che la Musica fa parte del PIL; che essa è in rapporto con l'intera economia del paese (anche in rapporto al mondo discografico; alla partecipazione agli spettacoli e così via). Ma è chiaro anche che oggi in Italia la rilevanza oggettiva del mondo della musica è molto al disotto della sua capacità d'azione. Secondo quanto ha recentemente dichiarato anche Cippoloni, investire in conoscenza significa aumentare il tasso di rendimento economico e sociale di un paese. La cultura, infatti, influisce sullo sviluppo della persona e della personalità, favorire il consorzio umano e la coesione. La cultura non educa alla furbizia, ma incide sulla mentalità. Il sapere educa alla libertà. L'attività intellettuale ha, quindi, una funzione formativa ed è fondamentale per un paese. La Musica si inserisce pienamente in questo contesto, anche per la gestione pubblica di questo sapere. È una componente educativa che sta alla base del genere umano. Dopo la recente riduzione dei fondi e dei tempi da destinare alla scuola è diventata necessaria una razionalizzazione degli stessi. Fortunatamente la musica è comunque in espansione in Italia, grazie alle risorse regionali e comunali. Ma è importante che essa diventi disciplina curriculare. Per far sì che ciò avvenga è importante far applicare i regolamenti sull'autonomia scolastica ed esigere che il 20% da destinare alle attività formative sia applicato ad attività musicali, in ogni ordine e grado. A questo fine, il comitato per la musica pratica sta uscendo dallo stato di 'ibernazione estiva', impegnandosi in forme di collaborazioni tra associazioni istituzioni ed enti privati.

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