La corrente di Lula Pena

Archivo Pittoresco è il nuovo lavoro di Lula Pena, cantautrice portoghese

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Lula Pena Archivo Pittoresco Crammed Discs

Che disgrazia che per parlare di musica, si debba sempre parlare di altra musica. Si rischia, a riportare tutto a cose note (e magari a cose note ai più) di banalizzare, di appiattire, di perdere in profondità. Di Lula Pena, cantante e poetessa portoghese, si scrive spesso che è “da qualche parte fra Tom Waits e Leonard Cohen”, ma al femminile: definizione di facile presa ma che non significa nulla, e che poco spiega di come suona Lula Pena.

Il fado, punto di partenza e di riferimento per chi si approccia alla musica del Portogallo, è naturalmente presente, ma sullo sfondo, giusto per dare un appiglio all’ascoltatore e indicargli delle vaghe coordinate geografiche. Per il resto, non si sa bene dove ci si trova: Lula Pena lascia spaesati, e insieme mette a proprio agio con una voce intima e dolente.

Nata nel 1974, di Lisbona, Lula Pena ha esordito ventiquattrenne con un disco, per sparire dai radar fino al 2010, anno di uscita del bel lavoro Troubadour. Da lì, una traiettoria nel circuito della world music, un passaggio anche al Womex, fino all’oggi, a un nuovo disco – Archivo Pittoresco – che esce per una delle etichette di punta del settore, la Crammed.

Chi ha avuto la fortuna di ascoltare Lula Pena dal vivo (ad esempio, all’ultimo Premio Tenco), è stato probabilmente rapito dal suo suonare come in trance, accompagnata dalla sola chitarra acustica – che suona ottimamente, con uno stile molto personale, tamburellandola, percuotendola dolcemente… Nei suoi set, come sul disco, la stessa forma canzone si scioglie nel continuo di un discorso che pare ininterrotto. Ogni brano scorre, sfuma nel successivo.

Archivo Pittoresco riprende lo stesso principio, e non assomiglia per nulla a un LP come ce lo si aspetta. È piuttosto uno stream of consciousness per chitarra e voce, estraneo a qualunque regola e a qualunque parametro (anche della world music). Compaiono mondi e spunti francesi, americani, sardi (“No potho reposare”…), dal Mediterraneo e da un qualche passato forse mai esistito… senza molti paragoni, la musica di Lula Pena è un’esperienza forse per pochi, ma per nulla impegnativa. Ci si lascia trasportare dalla corrente, per lo più.

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