Il rap del signor Nessuno

Ritorna l’hip hop eclettico dei newyorkesi De La Soul

Articolo
pop

De La Soul
and the Anonymous Nobody…
A.O.I.

Sono trascorsi ormai 27 anni da quando esordirono con 3 Feet High and Rising, disco che ridefinì il profilo dell’hip hop ostentando acume verbale, ingegnosità combinatoria e un’ironica messinscena hippie, agli antipodi rispetto ai canoni rudi e ultravirili del nascente gangsta rap. La reputazione del trio newyorkese è tuttora intatta, però: basti a dimostrarlo il successo riscosso dalla campagna di autofinanziamento avviata nel marzo 2015 su Kickstarter per reperire fondi da destinare alla realizzazione di un nuovo album (l’obiettivo era fissato a 110mila dollari: ne sono stati raccolti oltre 600mila, seconda maggiore performance di sempre in quella piattaforma di crowdfunding).

Parte della somma è servita per ingaggiare gli strumentisti ribattezzati collettivamente Rhythm Roots Allstars, le cui jam session in uno studio di registrazione a Los Angeles hanno fruttato circa 200 ore di musica: materia prima poi tagliata e incollata seguendo le medesime procedure applicate nell’hip hop originario ai dischi in vinile. Dunque and the Anonymous Nobody… è riferito a tale tradizione, pur trasgredendola. Il risultato, ossia il primo album dei De La Soul da 12 anni in qua, è onorevole, se non proprio memorabile. Brilla in certi casi grazie ai camei di alcuni ospiti di grido, dall’ubiquo Damon Albarn, perfettamente a suo agio nell’esotismo pop di “Here in After”, all’arguto David Byrne, che fa capolino tra le pieghe del groove electro di “Snoopies”, mentre la soul sister Jill Scott ha il compito d’introdurre l’opera con la narrazione di “Genesis” e l’ex gangsta Snoop Dogg fa sfoggio del suo flow flemmatico in “Pain”.



Alternando andamento funk (“Trainwreck”) e raffinatezza jazz (“Royalty Capes”), i tre si destreggiano con divertita disinvoltura fra le varie sfumature possibili del loro linguaggio musicale, anche se a tratti – in particolare nella goffa pantomima rockettara “Lord Intended” – il vezzo dell’eclettismo a tutti i costi finisce per tradirli.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

pop

Gli ultimi tre anni della vita di Nico nel lungometraggio di Susanna Nicchiarelli, vincitore nella sezione “Orizzonti” all’ultimo Festival di Venezia

pop

L’eco dell’ultimo decennio del Novecento si riverbera nei nuovi lavori di Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti

pop

La morte del bassista dei Can, e la sua influenza sulla musica pop del secondo Novecento