Gilbert Rouget, la scienza e la passione

A 101 anni è morto l'autore di Musica e trance, fra i padri nobili dell'etnomusicologia mondiale 

Gilbert Rouget a Ouesso, Congo Francese, nel 1946 (foto di  André Didier, CNRS-CREM
Gilbert Rouget a Ouesso, Congo Francese, nel 1946 (foto di André Didier, CNRS-CREM, CC BY-NC-ND)
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All’età di 101 anni, l’8 novembre scorso, è morto a Parigi Gilbert Rouget. Dal 1941 è stato fra i principali attori, in ambito etnomusicologico, del Musée de l'Homme. Docente all'università Paris X Nanterre, pubblica nel 1980, per Gallimard e con una prefazione di Michel Leiris, la sua tesi di dottorato, che rimane un riferimento imprescindibile: La musique et la transe. Esquisse d'une théorie générale des relations de la musique et de la possession. In Italia il libro, oggi fuori catalogo, sarà pubblicato sei anni più tardi da Einaudi (Musica e trance. I rapporti fra la musica e i fenomeni di possessione).

Una volta in pensione, dal 1985, Rouget ha sistematizzato le sue ricerche in Africa occidentale e ha pubblicato, in collaborazione con Jean Schwarz e Tran Quâng Hai, tre volumi dedicati al Benin che si leggono e si ascoltano come un’unica opera: Un roi africain et sa musique de cour. Chants et danses du palais à Porto-Novo sous le règne de Gbèfa (nel 1996, per le edizioni CNRS, con due cd), Initiatique vôdoun: Images du rituel - vol. 1 e Initiatique vôdun: Musique du rituel - vol. 2 (nel 2001, per le edizioni Sépia, con due cd). Questi lavori, ampiamente documentati da foto e trascrizioni, “leggono” oltre trent’anni di ricerche sul campo e entrano nel merito di una varietà di rituali locali: la recensione di François Borel per i Cahiers d’ethnomusicologie li definisce “magistrali”: non poteva essere diversamente per un “maestro” formatosi direttamente con André Schaeffner, padre dell’etnomusicologia francese che proprio a Rouget affida nel 1965 la direzione del Dipartimento d'etnomusicologia del Musée de l'Homme.

Seguire i passi di Rouget significa ripercorrere storia e soluzioni tecnologiche delle registrazioni audio-video sul campo, fin dalla prima “spedizione” organizzata da Noël Ballif nel 1946 in Congo e Gabon con l’incontro con i pigmei della foresta equatoriale e la discesa del fiume Ogooué in piroga. Nasce in questo periodo la collaborazione con Maurice Martenot e André Didier, che registrerà su disco i brani raccolti in questo viaggio fruttuoso. In seguito, sarà Alan Lomax a cercare la collaborazione di Rouget e a consigliare l’uso del magnetofono. Gli incontri con Levi-Strauss e con Verger contribuiranno a indirizzare l’interesse di Rouget verso i rituali di possessione ed, in particolare, verso il Dahomey (oggi Benin), dopo aver visitato nel 1952 Senegal, Mauritania e Costa d’Avorio.

Tre saranno i film realizzati con Jean Rouch, a cominciare dal rituale vodun Sakpata registrato nel 1958. Seguiranno Batteries dogon: Eléments pour une étude des rythmes (1964) e Danses des reines à Porto-Novo (1969). Rouget è rimasto sempre attivo: nel 2004, per la rivista di antropologia L’Homme ha ricostruito in un ampio articolo la storia ed il lavoro del Dipartimento di etnomusicologia del Musée de l'Homme. Negli ultimi dieci anni ha pubblicato i libri Musica reservata. Deux chants initiatiques pour le culte des vôdoun au Bénin (2006, con un cd), Afrique Musiquante. Musiciennes et musiciens traditionnels d'Afrique noire au siècle dernier (2014, con 22 cd) e Musique et transe chez les Arabes, uscito l’anno scorso per le edizioni Allia, mostrando fino in fondo il suo interesse per «il nodo dell'etnomusicologia, lo studio, in tutte le sue dimensioni (etnologiche e musicologiche) delle musiche praticate nelle società pre-industriali».

A dicembre del 2016 ho avuto la fortuna di poter incontrare Gilbert Rouget in compagnia di Tran Quâng Hai e di poterli ascoltare discutere delle trascrizioni effettuate da Tran Quâng Hai del repertorio raccolto in Benin: sono rimasto colpito dalla stima e dall’affetto reciproco, così come dalla passione sempre viva che alimentava la riflessione sul rapporto fra lavoro di ricerca con le popolazioni locali e le modalità di raccolta, trascrizione, analisi e diffusione dei repertori registrati in contesti orali.

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