Folk Club, 30 concerti per 30 anni

Paolo Lucà racconta la nuova stagione: si parte con concerto speciale di Vinicio Capossela

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Con l’autunno e i primi freddi si annuncia, come è tradizione da trent’anni esatti, anche la stagione del FolkClub di Torino. Quella del 2017 è una stagione però speciale: non solo per la ricorrenza, certo importante, per il club di Via Perrone, ma anche perché, meno di un anno fa, il FolkClub era dato in piena crisi sulle pagine dei quotidiani, oggetto di appelli di ogni tipo e di concerti benefici.

L’uragano sembra ora essere passato, non senza lasciare danni: soprattutto, ha dato l’addio Davide Valfrè, dal 1997 colonna portante della programmazione e negli ultimi anni condirettore artistico insieme a Paolo Lucà. La trentesima è così diventata la stagione di una nuova maturità per il FolkClub di Torino, la stagione su cui misurare la qualità del lavoro fatto, e le possibilità di sopravvivenza nel futuro. Anche perché le problematiche emerse negli scorsi anni – che sono poi quelle di tutti quelli che fanno musica e cultura, oggi in Italia – sono tutto fuorché risolte.

Per il momento, comunque, ci pensa il programma 2017/2018 a rispondere alla crisi, e a onorare la storia e la ricorrenza con aficionados storici della cave torinese, un occhio vivace sul jazz (anche grazie alla serie Radio Londra, curata da Enzo Zirilli), alcuni maestri indiscussi della world music mondiale e qualche pezzo da novanta italiano.

Ed eccoli, dunque, i “magnifici 30” concerti, uno per ogni anno di storia: si parte il 1 ° ottobre con Vinicio Capossela in un concerto speciale; poi Levi Parham e Doug Seegers con la band di De Gregori, il quartetto New York State Of Mind, il Tribe Quintet di Enrico Rava e una delle due date in Italia del tour italiano di Maria Del Mar Bonet. Novembre con Uri Caine, The Orphan Brigade, Ralph Towner, Ballaké Sissoko con gli archi di Next (New Ensemble Xenia Turin), e Daniel Melingo in quintetto. Dicembre – corto – con Jaime Michaels & Jono Manson insieme a Radoslav Lorkovic e Paolo Ercoli, Beppe Gambetta e il duo Redi Hasa e Maria Mazzotta. Gennaio con Antonella Ruggiero (insieme a Mark Harris), Thom Chacon e Piers Faccini. Febbraio con Pippo Pollina, Martin Hayes (con Mick Bryan e Birkin Tree), Riccardo Tesi e Banditaliana. Marzo con Girotto Servillo e Mangalavite, Peter Bernstein, Dado Moroni, Dario Deidda ed Enzo Zirilli, il solo di Trilok Gurtu e il cantautore cult Steve Forbert. Aprile con Fabio Concato con Paolo Di Sabatino, Roberto Cecchetto insieme a Adrian Mears, Zirilli e John De Leo, il flamenco di Eduardo Guerrero, Javier Ibañez e Manuel Soto , Session Americana. Maggio con la tromba di Malcom Braff e James Maddock, più una chiusura a sorpresa…

Abbiamo chiesto a Paolo Lucà, oggi direttore artistico unico del club torinese (ed erede del fondatore Franco), di raccontarci la nuova stagione.

Innanzitutto, immagino tu sia soddisfatto della programmazione, anche visto il momento di difficoltà dello scorso anno…

«Sono soddisfatto, anche se come sempre certe cose non siamo riuscite a farle. Il limite era a fare 30 concerti – e non 31! – in onore del trentennale… per cui, qualcosa non è stato inserito.

Come hai selezionato i “magnifici 30”?

«Alcuni artisti – quelli più “di grido”, diciamo, come Concato, Rava, Antonella Ruggiero, Capossela… – sono personaggi che inseguiamo da qualche anno. Rava, per esempio, siamo stati vicini a farlo l’anno scorso… Sono partito da questi. Altri, come Daniel Melingo, li abbiamo beccati in tournée: in quintetto costerebbe tantissimo, ma l’abbiamo intercettato in un day off, infrasettimanale. Lavoriamo molto così, e il trentennale ha rappresentato un elemento fondamentale nelle trattative: con molti artisti si è fatto leva su quello, sulla visibilità che avrà questa stagione, sulla storia del club…».

È un argomento che funziona? L’appeal del FolkClub resiste?

«L’appeal – secondo me – cresce sempre di più. Cinque anni fa abbiamo celebrato i 25 anni, e abbiamo messo su un calendario che ha aumentato di molto il profilo del club. Certo, fare una programmazione di alto livello aiuta sempre: Uri Caine torna per la terza volta in dodici anni, e questa è stata la volta più facile, perché ha già toccato con mano che cosa facciamo. È una fama che va diffondendosi anche a livello internazionale. Ad esempio: Maria del Mar Bonet farà il tour europeo per i suoi 50 anni, e in Italia farà due date: ci ha chiamato lei per farne una qui da noi».

A fine 2016 si è parlato molto di crisi, ci sono stati concerti in sostegno del FolkClub, l’addio di Davide… Che cosa è cambiato?

«Fondamentalmente, è cambiato che ora devo fare tutto io, e quindi ho dovuto riorganizzare il mio lavoro, assorbire le mansioni che faceva Davide. Il che ha significato ovviamente più lavoro, ma anche meccanismi più agevoli e veloci. Ad esempio, quest’anno tutti i concerti saranno prenotabili online da subito, e usciremo anche con il programma cartaceo, per la prima volta dopo tanti anni. Questa sarà la prima stagione che seguirò per intero, e la prima che ho programmato io da solo. Anche per questo è una stagione atipica, e anche per questo c’è un solo concerto a settimana… la speranza è di aumentare il pubblico, con una sola data alla settimana e nomi più forti. Capiremo se vale la pena proseguire su questa strada».

Uno dei motivi della “crisi” era la scarsa attenzione delle istituzioni, e i pochi finanziamenti raggranellati negli ultimi anni. La situazione è diversa oggi?

«Abbiamo partecipato al Bando della Regione, quindi come ogni anno a un certo punto sapremo se avremo un contributo sulla stagione passata – perché l’inghippo è sempre questo! Stessa identica questione riguarda la Città di Torino. Ho incontrato l’assessore Leon la settimana scorsa, e abbiamo trovato dei canali di comunicazione per riavvicinare il FolkClub alla città. Mi è sembrato che l’assessore sia sensibile al fatto che il FolkClub non prenda soldi dal comune dalla stagione 2007/08… Siamo fiduciosi che dalla Regione arriverà qualcosa, e credo che ci saranno spazi per riattivare una collaborazione con il Comune».

Il concerto che sceglieresti tu fra i 30 della stagione, come appassionato di musica?

«Domanda impossibile! Sono molto contento che siamo riusciti a far tornare Martin Hayes, un musicista commovente per la sua bravura e la sua qualità. Non so se lo intercetteremo di nuovo… se potremo permettercelo, perché sta diventando una star mondiale e ha moltissimi impegni. Suggerirei ai soci storici di non perderselo! E poi non posso non dirti Melingo: in quintetto, al Folk Club…».

E sulla chiusura a maggio?

«Avremo un nome importante, che non posso ancora rivelare. È un bell’esempio di come il FolkClub abbia saputo affezionare molti artisti negli anni. Molti hanno avuto credito dal FolkClub quando non erano ancora famosi, e ora tornano… alle origini».

"il giornale della musica" è media partner del FolkClub di Torino

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