Dal klezmer alla Piaf

Tre nuove uscite testimoniano la vivacità delle musiciste italiane alle prese con tradizioni da reinventare: Etta Scollo, Anna Granata, Les Nuages Ensemble.

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Libera declinazione di creatività musicale al femminile con sette donne: un gruppo, un duo, un progetto solistico. Tutte nel segno della ricerca, da un lato, e del rispetto di una tradizione che è tutto tranne che il simulacro mummificato che troppi spacciano per realtà.
Arrivano bei segnali dal mondo di confine della world music italiana, segnali che danno testimonianza di una scena viva e curiosa, a dispetto di ogni criticità di mercato.

Il primo indizio lo raccogliamo da Etta Scollo, grande voce di Sicilia, un tempo assai attenta al dato più "etnico", oggi in libera divagazione tra ceppi di note diverse, e in magnifico sodalizio con il violoncello di Susanne Paul per il progetto Scotto con Cello, Tempo al tempo (Jazzhaus Records). Nato e registrato a Berlino, con apporti poetici, fra gli altri, di Salvatore Quasimodo, Sebastiano Burgaretta, Daniela Rossicon, ed echi di Iberia, di Al Andaluz, di note sefardite, di tratti barocchi estenuati e sontuosi. Senza dimenticare, naturalmente, la "tradizione": ad esempio quella degli indovinelli popolari.



È andata invece alla scoperta dell'eredità più segreta e nascosta di una figura di donna e d'artista (che non è ridondante definire "leggendaria") un'altra voce "folk" già assai apprezzata in Italia. Si tratta di Anna Granata, che ricordiamo con Tesi, Elianto, Les Anarchistes... La figura leggendaria è quella di Edith Piaf, il "passerotto di Francia" che iniziò costretta a cantare nei locali per gli occupanti nazisti di Francia, e dopo la liberazione divenne musa ispiratrice degli esistenzialisti e di una Parigi di cultura e bellezza svanita nelle nebbie del tempo. Il segreto di Edith Piaf è racchiuso nelle pagine stampate che raccolgono le sue lettere a un amante segreto. Granata le ha lette, meditate, scelte, poi ha cominciato un lavoro di spoliazione, sottrazione, cancellazione sui testi, fino a ridurli a un nuovo, scabro riassunto di tutto quanto vi è di disperatamente vitale e significativo in quelle parole. A quel punto il testo è diventato base per una fascinosa ambientazione elettronica curata da Marco Monfardini, con il piano e il violoncello di Gianluca Sibaldi, l'altro violoncello sotto le dita di Damiano Puliti, e Gianluca Masala a sovraintendere il "live sound": echi vocali e schegge di Edith Piaf ritornano, attraversano l'ordito sonoro, e incrociano la voce di Granata. Non siamo lontani da certe avventure di Björk, in fondo, e il risultato di Re-Edith (Extrasync) è di grande, spiazzante fascino.



A chi crede che certi mondi musicali perennemente in riflessione su storia e, appunto "tradizione" siano prerogativa maschile, consigliamo l'ascolto del palpitante primo disco inciso da Les Nuages Ensemble, Mazel Tov!, sottotitolo esplicativo: Musica klezmer al femminile (Felmay). Anna Paraschiv al violino, Lucia Marino al clarinetto, Alessandra Osella alla fisarmonica, Elisabetta Bosio al contrabbasso. Ospiti Eugenio Allegri e Oxana Mochenet alle voci, e Gipo Di Napoli alle percussioni. Tredici composizioni affrontate con piglio al contempo aggraziato e deciso, come il genere richiede, e con una maturità strumentale evidente sin dall'iniziale "Opa Cupa".

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