Da Poe a Hosokawa

Intervista al compositore giapponese: dal 3 marzo a Bolzano la sua opera The Raven

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Arriva tra pochi giorni in Italia, in prima nazionale, The Raven del compositore Toshio Hosokawa, tratto dall'omonima poesia di Edgar Allan Poe. I prossimi 3 e 5 marzo 2017 andrà in scena per la Stagione lirica di Bolzano il monodramma per mezzo soprano e dodici strumenti di uno tra i più accreditati autori contemporanei. Il suo linguaggio musicale si è formato a Berlino a contatto con la musica contemporanea occidentale – i suoi esempi sono stati Schönberg, Berg e Webern, ma anche Ligeti e Xenakis - ma nelle sue composizioni, nel suo modo personale di trattare il suono, si riconosce prepotentemente la forza della natura, il potere vivo dello sbocciare dei fiori, gli stessi che impreziosiscono i ricami dei kimoni nell'antica tradizione giapponese. In attesa della prima, Hosokawa ci ha concesso un'intervista per prepararci all'ascolto di The Raven.

Come potrebbe definire la sua musica? Si tratta di una musica moderna giapponese con influenze occidentali, oppure di una musica nuova occidentale con reminiscenze delle sue origini? Quale considera il suo imprinting nel linguaggio musicale?

«Cerco di comporre una mia musica personale» spiega Hosokawa. «Sono nato in Giappone e ho studiato maggiormente la musica occidentale. Ma proprio attraverso lo studio della musica contemporanea europea sono diventato consapevole di essere giapponese. Solo allora ho cominciato a studiare anche la musica tradizionale del Giappone. Entrambe le tradizioni musicali, quella giapponese e quella occidentale, sono importanti per me, ma non voglio mescolarle. La mia speranza è che l'incontro tra la nuova musica europea e l'antica tradizione giapponese possa dare spazio ad una dimensione nuova della musica».

La scelta dei testi per le sue opere vede una predilezione per autori che esprimono sentimenti oscuri e controversi, come l'austriaco Georg Trakl, che frequentava la cocaina e raccontava rapporti incestuosi, oppure Edgar Allan Poe, con le sue atrmosfere orrorifiche. Eppure il suo stile compositivo, come ha dichiarato in diverse interviste, vuole esprimere l'energia della natura, la bellezza dello sbocciare dei fiori. Come si mettono in relazione queste scelte apparentemente antitetiche?

«Esse non sono così differenti. Anche la natura possiede degli aspetti veramente brutali. Basti ricordare la catastrofe dello Tsunami a Fukushima! Quell'evento ci ha mostrato la potenza fondamentale della natura».

La poesia “Il Corvo” è un testo con delle caratteristiche sonore ben precise, date dal ritorno ciclico della frase “nevermore” che assume volutamente il tono di un rintocco funebre, quasi una pulsazione della morte. Come verrà trattato questo verso?

«"Nevermore" è una parola ambigua nella poesia di Poe. Io mi domando da dove provenga questa parola veramente misteriosa! Forse dal mondo della morte? Forse da un altro mondo? Oppure proviene dal mondo dei sogni? È il corvo a pronunciare quest'unica parola e lui è un fantasma inquietante. Tutto il testo di questa poesia è una conversazione col fantasma e una comunione con esso. Poe descrive il processo che porta al collasso di un ordine costituito nel moderno mondo razionale, causato dall'arrivo di un misterioso corvo che proviene da un altro mondo. Accade spesso nei racconti tradizionali giapponesi che animali e piante interagiscano con gli esseri umani ed abbiano delle conversazioni. A differenza del continente europeo, in Asia, dove l'animismo è profondamente radicato da lungo tempo, non sono così definiti i confini tra l'uomo e la natura, intesa come animali e piante. Quando lessi per la prima volta The Raven di Edgar Alan Poe, questo mi ha ricordato il teatro giapponese Noh, dove la visione del mondo non è antropocentrica. Alcuni dei personaggi principali del Noh sono animali e piante, ed altri ancora sono spiriti soprannaturali».

Personaggio principale nonché unico nella sua opera è una donna, qui affidata alla voce di un mezzo soprano. In realtà il protagonista della poesia di Poe è un uomo. Perchè questa scelta?

«Sì, sebbene il personaggio principale in The Raven di Poe sia un uomo, nel mio monodramma è una donna a parlare e a cantare. Si tratta dello stesso ribaltamento di ruoli proprio del Noh, dove un ruolo originariamente femminile nella storia viene tradizionalmente interpretato da un uomo. In molte delle mie opere in cui una donna ricopre un ruolo chiave, questa è considerata uno sciamano che è in connesione tra il nostro mondo e un altro mondo. Anche in quest'opera il mezzo soprano non è solamente una persona d'oggi il cui mondo razionale viene destabilizzato dallo strano potere naturale del corvo, ma anche uno sciamano che comunica con l'altro mondo, un misterioso ed incomprensibile mondo. L'amante morta, Renore, possiede lei la voce del personaggio principale? Canta, parla e impazzisce alla fine? Il mondo razionale degli esseri umani, la follia che si nasconde dietro la ragione umana, e la relazione con l'inconprensibile silenzio della natura: ho composto questo monodrama per capire il poema di Poe».

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