Cowboy nello spazio

La nuova avventura "cinematografica" dei Calibro 35

Articolo
pop

Calibro 35
S.PA.C.E.
Record Kicks

Giunto al quinto album, il supergruppo milanese cambia scenario: non più l'ambiente noir dei "poliziotteschi", cui aveva riferito finora la propria musica, bensì la fantascienza, ancorché in versione vintage (come se Sergio Leone si fosse applicato al genere, spiegano loro, ed è eloquente in tal senso il video del singolo "Bandits on Mars"). La novità riguarda pure la strumentazione, dove figurano adesso i sintetizzatori, in evidenza ad esempio in "Thrust Force", benché l'impianto rimanga ancorato saldamente ai principi originari: un suono rigorosamente analogico (il disco è stato registrato su nastro magnetico passando da un banco a otto tracce nel prestigioso studio Toe Rag di Londra) e programmaticamente "cinematografico", dotato cioè di qualità narrative nonostante l'assenza di parole. Grazie a esso, del resto, i Calibro 35 si sono affermati in Italia e all'estero (si veda il recente campionamento da parte di Dr. Dre in Compton di un frammento da Ogni riferimento a fatti realmente accaduti).



E c'è da scommettere che l'eco di questa prima avventura nello spazio ne consoliderà la reputazione: con impeccabile precisione formale e disinvolta inventiva, il quintetto - ossia i quattro strumentisti e il produttore Tommaso Colliva - rimescola le carte senza cambiare mazzo, dal jazz funk sincopato di "Ungwana Bay Launch Complex" all'avvolgente atmosfera space age di "Universe of 10 Dimensions", fino a una sorprendente e brusca rilettura di "Neptune", da "The Planets Suite" di Gustav Holst. Bersaglio nuovamente centrato.

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