Cherchez la femme, musica antica (e non) a Bruges

L’universo femminile protagonista del MA Festival di Bruges: parla Katherina Lindekens, dramaturg della rassegna

MA Festival Bruges
Foto Tysje Severens
Articolo
classica

Cherchez la femme è il motto scelto come titolo e tema della cinquantacinquesima edizione del MA Festival di Bruges, che si svolgerà dal 3 al 12 agosto nella bella città delle Fiandre. La sigla MA è un'abbreviazione di Musica Antiqua, anche se nella presentazione scritta da Katherina Lindekens compare il sottotitolo From Kassia to Kaija a indicare l’arco temporale di oltre un millennio che separa il nome della religiosa bizantina medievale autrice di inni, da quello della compositrice finlandese Kaija Saariaho nata nel 1952. Nel ricco cartellone infatti oltre a diversi programmi dedicati alla musica antica figurano sia un omaggio a Clara Wieck Schumann e Fanny Mendelssohn, sia la riduzione cameristica per sei voci e due pianoforti dell’opera Pelléas et Mélisande di Debussy scritta da Marius Constant nel 1992.

Tra le muse ispiratrici di questa edizione risalta il nome di Margherita d’Austria,  governatrice dei Paesi Bassi e patrona e mecenate delle arti nella corte di Malines, alla quale sarà dedicato il concerto del quintetto di flauti dolci Seldom Sene e del contratenor Daniël Elgersma costituito da musiche dei compositori franco-fiamminghi contenute nei due chansonnier a lei dedicati. L’ensemble Imago Mundi presenterà un particolare concerto dedicato a un’altra importante figura storica femminile, Maria Stuarda, nel quale sono inserite musiche di diversi autori ed epoche, come Schumann, Carissimi, Parker, Donizetti, de Sermisy, Le Roy, combinate con musiche del compositore olandese Rob Zuidam (1964).

Nella concezione del programma il direttore artistico Tomas Bisschop è stato aiutato da Katherina Lindekens, che nel testo introduttivo del catalogo del Festival ha inserito una citazione di Donne e potere di Mary Beard: «Per troppo tempo le donne sono state messe a tacere». Nell’elenco dei curatori accanto al suo nome è indicato il ruolo di "dramaturg", ed è questo il punto di partenza dell’intervista di approfondimento dei principali contenuti di questa edizione.

Chi è, e cosa fa un dramaturg in un Festival?

«È un termine usato abitualmente in Germania e in Belgio, e indica chi compie ricerche di ogni genere, ma soprattutto di tipo storico documentale per aiutare a costruire il programma generale cercando il repertorio più adatto al tema e coadiuvando il direttore artistico, che tra le altre cose  ha il compito di selezionare gli artisti».

Il tema di quest’anno è una risposta alla forte mobilitazione delle donne presente in diversi paesi del mondo?

«Si potrebbe facilmente pensare che l’idea di Cherchez la femme sia nata in relazione al movimento internazionale #MeToo, ma non è così. In realtà ne avevo già parlato con il direttore artistico nel 2014, dopo aver visto una mostra figurativa a Salisburgo dedicata alle femmes fatales. È in quel contesto che avuto piena coscienza di quante opere d’arte fatte da uomini avessero la donna come soggetto, tra la figura della tentatrice e quella della santa. Avremmo potuto presentare solo musiche scritte da donne, eseguite da donne, su soggetti femminili, ma abbiamo voluto proporre un programma molto diversificato. Questa è una delle caratteristiche del festival, che parte dalla musica antica, ma sviluppa il suo tema anche attraverso musiche di epoche successive e di generi diversi. Per esempio ci sarà un concerto nel quale la cantante e pianista pop An Pierlé si unirà all’ensemble femminile Psallentes specializzato nella esecuzione del gregoriano. Il suo programma è dedicato ai versi di Hadewijch, poetessa mistica fiamminga legata alle comunità di beghine, le donne dedite alla preghiera e alle opere di bene che non prendevano i voti e che vivevano autonomamente ma in comunità, abitando in gruppi di case a loro destinate che costituivano quartieri detti beghinaggi».

«Abbiamo considerato che fosse importante includere musiche di uomini e per questo nel concerto che comprende pagine di Clara Wieck e di Fanny Mendelssohn ci sono anche quelle di Robert Schumann e di Felix Mendelssohn. Per quanto riguarda Schumann, il mezzo soprano Marie-Claude Chappuis e la pianista Ulrike Payer eseguiranno il ciclo di lieder Frauenliebe und –leben, i cui versi sono l’espressione dell’amore dal punto di vista femminile, ma frutto della concezione di due uomini: il poeta Adelbert von Chamisso e il compositore. Ed è proprio questo paradosso uno dei punti di interesse della nostra riflessione».

Nel programma risalta la presenza di opere dedicate a diverse coppie di amanti.

«Mettere insieme così tante rappresentazioni culturali della figura femminile è un modo anche per riflettere sul rapporto uomo/donna nei diversi periodi storici. Potremmo partire dallo sconosciuto oratorio di Mysliveček, nel quale Adamo rimprovera Eva e che sembra l’archetipo di tutti gli stereotipi: "Troppo il gustai, ma fu la mia consorte, / Quella, che da te stessa ebbi compagna. / Di sua mano porgendo, / Di sua sì cara mano, a me quel frutto. Essa mi pervertì"».

«Penso anche alla cantata francese Pirame et Tisbé che è una micro opera estremamente originale, e al concerto scenico con proiezioni video che esplora tutto ciò che è stato attribuito a Maria Stuarda: la sua vita, il rapporto con la politica, la sua fine avvolta dal mistero, dove questa varietà di elementi si riflette negli adattamenti di musiche di diverse epoche. O ancora a Pelléas et Mélisande, un lavoro bellissimo,  complesso per la ricchezza delle sue sfumature e molto affascinante, che si svolge dietro un sottile velo semitrasparente, con un effetto simile alla nebbia, sul quale viene proiettato il testo di Maeterlinck».

Il MA Festival è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, originale, eccentrico, a cominciare dalla comunicazione visiva.

«Si è vero, è quello che Tomas Bisschop cerca da quando è divenuto direttore del festival nel 2008. Quello di Bruges è uno dei pionieri tra i festival di musica antica, insieme a quello di Utrecht, anche per l’importante concorso internazionale che si svolge al suo interno. Era un festival tradizionale, nel migliore senso del termine, e poi ha cambiato nome (da Musica Antiqua a MA Festival), utilizzando lo slogan The future sound of Early Music, con l’idea di sperimentare e di inventare un modo in cui questo repertorio, suonato sempre con strumenti storici, potesse adattarsi e comunicare con il pubblico di oggi».

Per questo sono sempre presenti creazioni contemporanee che legano il passato al presente.

«Per noi la musica del Novecento è in un certo senso già musica antica, e abbiamo sempre cercato di mettere in evidenza la continuità delle culture musicali attraverso le diverse epoche. Nel caso della presente edizione potrei citare la sperimentazione dell’incontro e dialogo fra il trio del jazzista Frank Vaganée e l’ensemble di musica antica Zefiro Torna diretto da Jurgen De Bruyn, che rivisitano le rime del Canzoniere di Petrarca messe in musica da differenti autori di epoche diverse».

«All’inizio il publico era relativamente scettico, ma oggi non solo apprezza lo stile della manifestazione, ma si aspetta sempre qualcosa di nuovo e di originale. In ogni caso il centro del nostro progetto è la musica barocca, sia per quanto riguarda il programma del festival che la competizione internazionale».

Oltre alla sede principale del Concertgebouw i concerti si svolgono in altri spazi.

«Sì, in alcune chiese di Bruges, ma anche al di fuori della città, in particolare nel pittoresco villaggio di Lissewege. E poi ci sono quelli dell’itinerario ciclistico di circa trenta chilometri diviso in sei tappe, al quale partecipano in genere circa settecento spettatori ciclisti. Tuttavia il Concertgebouw resta il cuore delle attività principali del Festival».

Concertgebouw di Bruges (foto di Jan Termont e Dirk Van der Borght)
Il Concertgebouw di Bruges (foto di Jan Termont e Dirk Van der Borght)

Nella galleria degli importanti personaggi femminili messi in risalto da questa edizione figura anche Christine de Pizan, scrittrice e poetessa francese di origini italiane del tardo Medioevo, che sarà evocata attraverso il concerto dell’ensemble La fonte musica diretto da Michele Pasotti, che ci racconta la genesi e la struttura del programma.

Come è nata l’idea di dedicarle un concerto?

«Dato il tema del Festival nel periodo tra fine Trecento e inizio Quattrocento la donna che ha rivendicato in modo più chiaro e netto la propria identità femminile è stata la figlia di un astronomo e medico della Repubblica di Venezia nata nel 1364, Cristina da Pizzano. Poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Parigi poiché suo padre era stata chiamato alla corte del re Carlo V».

«L’evento chiave che ha formato la sua coscienza come intellettuale proto-femminista, probabilmente avvenne a seguito della morte del marito nel 1387, quando rimase sola con l’anziana madre e i suoi figli, e scegliendo di non risposarsi decise di divenire una scrittrice per così dire "professionale", con una forte rivendicazione di indipendenza economica. È per questo che Simone de Beauvoir l’ha definita la prima donna che ha preso in mano la penna per difendere il proprio sesso».

Il vostro programma è ispirato specificatamente al Livre de la cité des dames.

«Oltre a denunciare lo sciovinismo maschile inserendosi nella querelle sul Roman de la rose, quest’opera è tesa a contrastarne gli stereotipi, e vi si immagina l’utopia di una città fondata costruita e ornata, dunque governata, solo da donne. È un libro complesso diviso in tre fasi nelle quali ognuna è governata da tre dame, Raison, Droiture e Justice (ragione, rettitudine, e giustizia), ed è una serie di esempi di grandi donne del passato e del presente da imitare. Si tratta di una galleria di donne e rappresenta un’opera coraggiosa, innovativa, e originale, nella quale si sfidano anche alcuni stereotipi femminili, come ad esempio accade nella descrizione della figura di Medea».

«Ho pensato di rendere omaggio a questa donna cercando di seguire la struttura della Cité des dames. All’inizio prima di entrare nella città per rappresentare la solitudine e la malinconia di Christine ho immaginato un preludio costituito dalla deplorazione che Ockghem ha scritto per la morte di Binchois, “Mors tu as navré” e due composizioni di Binchois, una sui versi della poetessa, “Dueil angoisseux”, e “Triste plaisir”. Va sottolineato che Binchois è stato l’unico ad aver messo in musica un suo poema».

«Il nostro primo capitolo, per così dire, rappresenta la fondazione delle mura di questa città, e abbiamo scelto di evocare due figure da lei citate, Diana e Circe, con composizioni di Jacopo da Bologna e di Matteo da Perugia, per poi proseguire con la seconda fase che rappresenta i suoi edifici, mettendo in risalto il personaggio di Arianna attraverso una chanson di Filippotto da Caserta. Poi nell’ultima parte  dedicata agli ornamenti della città, viene evocata Callisto con una composizione di Solage, e la Dama per antonomasia, la Madonna, esaltata da tre mottetti di Dufay».

Cembalo Frezzato & Di Mattia

Il re degli strumenti musicali di questa edizione sarà il clavicembalo, al quale saranno dedicati tre concerti nella giornata del 4 agosto. Il primo di Carole Cerasi presenterà alcune suite di Élisabeth Jacquet de la Guerre, il secondo di Skip Sempé renderà omaggio a Wanda Landowska, la pioniera della sua moderna rinascita, e il terzo dell’ensemble Nevermind del clavicembalista Jean Rondeau evocherà le feste galanti della Francia barocca con pagine di Rameau e François Couperin. Inoltre anche il Concorso Internazionale Musica Antiqua che si svolge nel periodo del Festival e che è aperto al pubblico quest’anno sarà dedicato al cembalo. Dopo la preselezione di una cinquantina di candidati, l’8 agosto cinque finalisti si confronteranno suonando musiche di François Couperin, Jean-Philippe Rameau e Johan Huys.

La Francia sarà ancora protagonista dell’interessante programma dell’ensemble A Nocte Temporis diretto dal tenore Reinoud Van Mechelen, che presenterà le cantate di  Louis-Nicolas Clérambault del primo Settecento nelle quali si avverte una originale fusione fra tradizione italiana e francese. Nel cartellone del Festival risaltano anche due appuntamenti dedicati a delle rarità, come l’oratorio del 1722 Adamo ed Eva di Josef Mysliveček eseguito dall’ensemble Il Gardellino diretto da Peter Van Heyghen, e il masque di John Blow Venus and Adonis, composto circa nel 1683, presentato dall’ensemble Theatre of the Ayre diretto da Elizabeth Kenny. Il festival sarà inaugurato con l’opera Rinaldo di Handel, interpretata da Le Caravansérail diretto da Bertrand Cuiller e dopo il penultimo evento dedicato alla  splendida ode di Purcell Hail! Bright Cecilia che sarà eseguita dall’ensemble Correspondances diretto da Sebastién Daucé, la manifestazione si concluderà il 12 agosto con l’oramai tradizionale VéloBaroque, il tour in bicicletta nei dintorni di Bruges. Durante le sei tappe musicali del suo itinerario si potranno ascoltare Près per violoncello ed elettronica di Kaija Saariaho, gli inni di Kassia, canzoni dal repertorio di Edith Piaf ed Ella Fitzgerald, qualche Cantigas de Santa Maria e alcuni canti dal Llibre Vermell de Montserrat, pagine pianistiche di Mélanie Bonis dalla raccolta Femmes de légende, e arie di Francesca Caccini, Barbara Strozzi e Isabella Leonarda, eseguiti rispettivamente da Arne Deforce, VocaMe, Stokman & Vos, ApotropaïK, Natacha Kudritskaya, e Le Consort con Eva Zaïcik.

Velobaroque

Se tutto questo non bastasse ci sono anche i concerti gratuiti dei giovani musicisti nella serie Fringe dettagliatamente presentati nel libro del programma generale, oltre alla Fiera a cui partecipano costruttori di strumenti musicali, editori, e altri protagonisti del mondo della musica antica, con conferenze e masterclass.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

classica

Joan Matabosch, direttore artistico del Teatro Real di Madrid, racconta la stagione 2018/2019

classica

Fino al 1° settembre la rassegna al Museo archeologico di Palestrina, nell'ambito di ArtCity 2018

classica

Il Festival di musica antica di Innsbruck parte dal Castello di Ambras: ce lo racconta il direttore artistico Alessandro De Marchi