Cesare Marchini 1926-2013

L'avventurosa vita di un eroe dimenticato del jazz di casa nostra

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Il 4 ottobre scorso se n'è andato Cesare Marchini, colonna del jazz italiano, uno dei veri maestri delle note afroamericane: "musicista per musicisti", come dicono gli anglosassoni; o, meglio ancora, un unsung hero, una figura che attende adeguata celebrazione. Schivo e burbero, sincero e autoironico, il contraltista Marchini era un'artista a tutto tondo: il jazz, la didattica, ma anche le arti figurative. Era un eccellente pittore iperrealista, e le sue opere erano (e sono) contese dai collezionisti.

Aveva avuto una vita a dir poco avventurosa e drammatica, Cesare Marchini: nasce a Fiume il 5 dicembre del 1926, in una famiglia di musicisti e musicofili. A dieci anni riceve un sassofono in dono, a undici inizia a studiare il clarinetto. A quel punto arriva la folgorazione per il jazz: una zia che abitava a New York gli porta un disco di Artie Shaw, ed è l'inizio di una storia d'amore con l'allora proibitissimo jazz che durerà tutta la vita. A diciassette anni Marchini è vittima di un rastrellamento nazista, e finisce a Dachau: l'ultimo anno di guerra lo passa nel feroce campo di concentramento, ma sopravvive e nel 1950, usufruendo di una legge per i profughi fiumani e istriani, emigra negli Stati Uniti. Stessi diritti degli americani, ma anche stessi doveri: dopo un anno arriva la cartolina di arruolamento, destinazione Corea. A Fort Dix, nel New Jersey, fa domanda per entrare nella banda dei marines: passa l'esame, e diventa primo contralto della 173rd Army Band: niente musica da banda lì, ma - ricordava - «solo ottimo jazz». A quel punto Marchini prende coraggio, telefona a Lennie Tristano e gli chiede di diventare suo allievo: Tristano accetta, e per due anni Marchini, una volta alla settimana, è nel leggendario 317East 32 studio di Manhattan del pianista cieco. Accanto ha Lee Konitz: nasce un'amicizia che durerà una vita. Marchini sviluppa uno stile terso ed avanzatissimo decisamente simile a quello dell'amico: tant'è che in anni recenti, Konitz a volte gli telefonava per avere ragguagli su certi suoi pezzi antichi, da Marchini trascritti a centinaia per un'analisi melodico-armonica!

Al ritorno in Italia, Marchini suona a Milano con l'orchestra di Don Marino Barreto, e poi con un suo organico allargato. Nel frattempo si esercita in ogni momento libero, e studia composizione. Il passo successivo è il trasferimento in Scandinavia: dodici anni in orchestra. Il secondo rientro in Italia coincide con l'inizio dell'insegnamento: prima nella scuola del Louisiana Jazz club di Genova, poi nelle Filarmoniche di Sestri e Sampierdarena della città, dove forma centinaia di musicisti. Ma al contempo è una delle colonne della Bansigu Big Band, l'orchestra jazz di Genova con la quale incide tre dischi. Dal punto di vista discografico è da ricordare, in anni recenti, anche Il vento del mare, splendido duo con il pianista Renato Sellani, e Incontri del 2006, con la Filarmonica di Sampierdarena, cd a lui dedicato, ed ensemble che lo vede protagonista (e maestro) in altre dieci incisioni, con solisti ospiti quali Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Gabriele Mirabassi. Chi volesse approfondire la vita avventurosa di Cesare Marchini e ascoltarlo in azione può richiedere al Circolo Musicale Risorgimento di Genova il Dvd 1... 2... 3... 4... Video Ritratti di Cesare Marchini, realizzato da Paolo Borio e Ugo Nuzzo, in occasione dell'ottantesimo compleanno del Maestro.

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