Avitabile & Friends

Il nuovo disco di Enzo Avitabile, con ospiti da Giorgia a Caparezza, da Paolo Fresu a De Gregori

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Enzo Avitabile
Lotto infinito
Black Tarantella

C’è qualcosa di insieme toccante e miracoloso nella genuinità con cui Enzo Avitabile persegue le sue collaborazioni artistiche con musicisti (ma anche attori, pittori, scrittori…) da tutto il mondo: la lista di nomi che hanno collaborato o collaborano con il musicista di Marianella farebbe la fortuna di una major, per varietà e qualità. In Black Tarantella, del 2012, c’erano fra gli altri Bob Geldof, David Crosby, Enrique Morente, Toumany Diabaté, Daby Touré, Pino Daniele, Franco Battiato, Francesco Guccini, Raiz, Mauro Pagani, Co’sang.

Poco dopo, l’elenco si rimpinguava con la grande celebrazione di Enzo Avitabile Music Life, il documentario di Jonathan Demme dove comparivano Franco Battiato, Eliades Ochoa, Idir, Daby Tourè, la cantante palestinese Amal Murkus (da poco vista con Avitabile sul palco del Tenco), Hussein Alizadeh, Trilok Gurtu, Gerardo Nunez, Naseer Shamma, il maestro armeno del duduk Djivan Gasparyan, Ashraf Sharif Khan, Cantori del Miserere di Sessa Aurunca, Zi Giannino Del Sorbo, Polifonica Alphonsiana, Toumani Diabatè, Bruno Canino, Mario Brunello, Orchestra e Coro Nova Amadeus e il “re” delle launeddas Luigi Lai, oltre ai soliti Bottari di Portico.

La recensione del nuovo disco Lotto infinito si deve aprire, ancora, con un elenco: ogni pezzo – ad eccezione del brano d’apertura “Napoli Nord” e del mantra di “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro” – è anche un featuring di lusso. Ci sono Giorgia, Francesco De Gregori, Mannarino, Renato Zero, Caparezza, Angela e Marianna Fontana, Daby Touré, Pippo Delbono, l’“all star sarda” Elena Ledda e Paolo Fresu, Giovanna Marini, Hindi Zahra e Lello Arena – più un buon numero di musicisti fuori dall’elenco principale, fra cui Bassekou Kouyaté, le bellissime voci delle Tartit, storico gruppo di donne tamashek, e – ovviamente – gli immancabili Bottari di Portico.

È un elenco che – dato il contesto, e dato che quella di Avitabile non è ragionevolmente un’operazione orchestrata a tavolino ma una scelta – ci dice molto: sul suo livello di musicista, sulla stima di cui gode presso i colleghi. Probabilmente, sul suo carattere e la sua umanità, e sulla voglia di suonare e confrontarsi (cosa non scontata, vista la carriera). E se i featuring di lusso possono aprire a nuovi pubblici, tanto meglio per tutti.

Il risultato di tanta apertura, come ci si può aspettare, è discontinuo negli esiti, e l'effetto "We Are the World" è sempre dietro l'angolo: Giorgia (che compare in “De Profundis” probabilmente g(i)orgeggia troppo, chi non ama lo stile di Mannarino certo non amerà “San Ghetto Martire”, e via dicendo. In sostanza, la cifra musicale del disco sembra quella di mettere su un ritmo, un tappeto di accordi, un intrico di percussioni e lasciare spazio a quello che succede in studio, nel bene e nel male.

Ma che ritmo, che tappeto di accordi, che intrico di percussioni! La musica che scrive e suona Avitabile si riconosce in pochi frammenti di secondo e, a dispetto della sensazione di bulimia che provoca la quantità di ospiti, tutto rimane solidamente ancorato ‘ncoppa ’o groove, per usare un’espressione cara a Enzo. C’è Napoli, c’è il rimando ai materiali della tradizione (“Abbi pietà di noi”) e l’attualità (“Quando la felicità, non la vedi cercala dentro”, che prende titolo e ritornello da una frase scritta sulle colonne del quartiere Scampia). C’è la musica del Mediterraneo, dell’Africa vicina e lontana, il desert blues e l’afrobeat, il Congo e la tarantella: Lotto infinito è un disco di “world music” nel senso più classico del termine, come pochi ne escono in Italia, che compensa la varietà e il diverso livello dei contributi con la produzione e con il sound. Un buon disco, in conclusione, che cresce con gli ascolti.

Gli episodi migliori: “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro”, “Verità sarà” con Hindi Zahra e il groove implacabile dei Bottari (con tanto di citazione di “Bella ciao” usata a mo’ di riff), l’irresistibile “Amm’’a Amm’’a” con Caparezza e “Nisciuno sape” con uno splendido intervento di Elena Ledda, e la tromba “alla Fresu” di Paolo Fresu.

La foto in apertura è di Augusto De Luca.

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