Amore e morte: l’ardua ascesa di Mount Eerie

Lo statunitense Phil Elverum ricorda la compagna scomparsa nel nuovo, dolente album

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Mount Eerie A Crow Looked at Me P.W. Elverum & Sun, Ltd

Raccontare la morte di una persona cara: anche a questo può servire la musica. Così è nel caso di Phil Elverum: trentottenne statunitense che nell’arco di un paio di decenni– prima come Microphones, di cui merita di essere ricordato l’eccellente The Glow, Pt. 2 del 2001, e in seguito con lo pseudonimo Mount Eerie – si è costruito fama da artista di culto, un geniale outsider estraneo alla luce dei riflettori.

Colpito al cuore nel luglio dello scorso anno dalla scomparsa della compagna Geneviève Castrée, affermata autrice di fumetti e a sua volta musicista dal talento eccentrico, uccisa prematuramente da un tumore al pancreas, ha deciso di esporre in pubblico i riflessi del proprio dramma. Ecco allora le parole pronunciate all’inizio di “Real Death”, canzone posta in apertura di sequenza: “La morte è vera. Ci sono persone là e poi non ci sono più. Non è roba di cui cantare, né per farci dell’arte”.

Nel corso di 11 brani Elverum si confronta con il dolore cercando – senza trovarlo– un senso all’accaduto: “La tua assenza è un grido inespressivo”, dice nella spettrale “Emptiness Pt. 2”. Aggiungendo quindi con amara ironia: “Era figo discutere del vuoto concettuale, prima di riconoscere la mia strada in giro fra tutti gli ospedali”. S’interroga persino sul significato di ciò che sta facendo, in “My Chasm”: “La gente attorno a me avrà voglia di continuare a sentir parlare di mia moglie morta?”. E tuttavia, più della morte stessa, è l’amore ad affiorare quale tema conduttore: “È assurdo, e da questo non voglio imparare niente, ti amo”, ancora in ”Real Death”.

Concepito come fosse un diario ordinato cronologicamente, l’album indugia su minuzie della quotidianità più eloquenti di chissà quali metafore: esemplare, fin dal titolo, “When I Take Out The Garbage At Night” (“Quando di notte porto fuori la spazzatura, in effetti non sono precisamente insieme a te, sono con l’universo”). Intorno alla sua voce vulnerabile, il suono – registrato nello studio dove Geneviève lavorava – ha tono intimista, fatto di chitarra acustica, pianoforte ed elettronica da laptop: tale anche per non svegliare la figlia piccina, addormentata nella stanza accanto.

L’intensità emotiva del disco è a tratti quasi intollerabile, eppure la dignitosa compostezza con cui l’autore affronta l’elaborazione del lutto rappresenta una lezione di vita, rendendo A Crow Looked at Me opera paragonabile ad altre ispirate da condizioni analoghe, fossero la perdita di un figlio (Skeleton Tree di Nick Cave) o dei genitori (Carrie & Lowell di Sufjan Stevens).

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