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The Caretaker: cronaca di una morte annunciata

Un altro capitolo del ciclo sulla disgregazione della memoria del musicista inglese

Lo scorso giovedì, alle ore 17, James Leyland Kirby ha messo on line due nuovi lavori: il primo a suo nome, il secondo a nome The Caretaker, il terzo capitolo del suo viaggio all’interno della demenza che si concluderà fra 18 mesi con la morte del suo alter ego.

Sei tappe in 30 mesi (ne abbiamo parlato qui): tanto durerà il viaggio all’interno della memoria e dell’oblio di The Caretaker, il moniker dietro cui si cela James Leyland Kirby. Non si può certo dire che Kirby non sia un personaggio strano: nato a Stockport, Inghilterra, quarantatré anni fa, ha iniziato a occuparsi di musica nel 1996 e finora ha realizzato una cinquantina scarsa di lavori (molti dei quali scaricabili gratuitamente), a suo nome o utilizzando nomi d’arte quali V/Vm, The Stranger e – appunto –The Caretaker. Dopo alcuni anni trascorsi a Berlino si è spostato a Cracovia (da lui amabilmente ribattezzata Krakpot, “squinternata”), dove, ogni giovedì sera è possibile incontrarlo al Bar Propaganda, luogo stipato di memorabilia del periodo sovietico, mentre si dedica alle sue due passioni (ma forse è il caso di parlare di ossessioni), le freccette e il whisky.

Si sapeva che a fine settembre sarebbe uscito il terzo volume di Everywhere at the End of Time, ma il rilascio contemporaneo di We, So tired of All the Darkness in Our Lives (scaricabile gratuitamente o con un’offerta a piacere qui) è stato una sorpresa. «La musica in questione non è gratis perché io la ritenga priva di valore. È gratis perché l’ho deciso io». Sedici brani composti tra il 2013 e l’anno in corso: sintetizzatori volutamente prolissi, pianoforte, batteria e improvvisi cambiamenti danno vita a una sorta di dark ambient il cui fine ultimo è quello di evidenziare il disprezzo per il tempo in cui viviamo. «Non creo musica per aiutare a vendere lattine di bevande energizzanti o per cercare di ottenere click senza valore nelle playlist. La conclusione è che, se siete senza soldi, questo disco è sul mio conto, con piacere. Se invece potete aiutarmi, beh, è una gran cosa». Che dire? Chapeau!

Everywhere at the end of time è un viaggio che esplora la demenza, il suo avanzamento e il suo completo dominio; ogni tappa rivela nuovi punti di progresso, di perdita e di disgregazione, è una caduta graduale nell’abisso della perdita totale della memoria e dell’incoscienza. Nel terzo stadio ci sono alcuni degli ultimi ricordi ancora coerenti prima del distacco irreversibile da ciò che è conosciuto; i momenti più belli sono già stati ricordati nei primi due stadi, il flusso musicale si fa disturbato, spezzato, confuso, in definitiva ingarbugliato. Siamo di fronte agli ultimi sprazzi di consapevolezza e a partire dal quarto stadio, disponibile a marzo 2018, si entrerà in un mondo sconosciuto. È un progetto che affascina ma allo stesso tempo sgomenta.

The Caretaker terrà due rarissime apparizioni live nei prossimi mesi: la prima l’8 dicembre all’interno di Unsound Dislocation, uno dei festival musicali più coraggiosi in circolazione che quest’anno si svolgerà al Barbican Centre di Londra, dove, in compagnia di NIVHEK (Liz Harris/Grouper) e MFO, The Caretaker pescherà dalla sua misteriosa collezione di 78 giri per creare musica che rovisterà nella memoria e nel tempo, con i visual di Weirdcore, collaboratore di lungo corso di Aphex Twin; la seconda il 24 marzo 2018 all’INA-GRM, Institut National de l’Audiovisuel di Parigi.




Ennio Bruno




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