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Juana Molina, realismo magico nell’era digitale

Il settimo album dell’artista argentina: un raffinato capolavoro di equilibrio fra passato e presente

Juana Molina
Halo
Crammed

Ai giorni nostri capita di perdersi dietro ai grandi eventi e ai personaggi di richiamo, smarrendo il senso dell’ascolto. Un antidoto alla patologia del riflesso condizionato può essere questo disco discreto nei modi e geograficamente remoto, dunque fuori mappa rispetto ai consumi abitudinari. Talmente squisito, tuttavia, da meritare la nostra attenzione.

Arriva dall’Argentina, di dov’è originaria l’autrice, che in gioventù, per sbarcare il lunario, è stata comica assai popolare presso la televisione nazionale. Poi però si è dedicata al primo amore: la musica. In attività da un ventennio, ha realizzato – questo incluso – sette album, raffinando via via un linguaggio che dalle canzoni folk degli esordi l’ha condotta a un approdo in ambiente elettronico.

Incamerati strada facendo autorevoli consensi di stampa, dallo spagnolo “El País” al britannico “The Guardian”, il prestigioso apprezzamento di David Byrne e un inopinato successo commerciale in Giappone, ha completato un curriculum da tipica artista di culto. Halo mette in mostra le sue qualità più di qualsiasi disco precedente. È uno strano oggetto nel modo in cui associa la suggestione di leggende arcaiche (la luz mala: sorta di fuoco fatuo foriero di cattivi presagi) a sonorità di stampo contemporaneo, immaginando un aggiornamento del realismo magico di Garcia Marquez sul registro dell’attualità, affine per attitudine ai lavori cinematografici di Guillermo Del Toro (basti a pensare a Il labirinto del fauno).

La risultante di quei fattori è uno stile originalissimo, ancorché – chissà come – familiare: dal gotico latinoamericano di “Estalacticas” all’inquietudine sottile che pervade lo swing avveniristico dell’iniziale “Paraguaya”.

Con voce distaccata ma sensuale, resa tale dai testi in madrelingua, Juana Molina esercita un fascino garbato e al tempo stesso irresistibile, sia in certi episodi astratti ed enigmatici (“Cálculos y Oráculos”, dovendone citare uno) sia quando il ritmo diventa incalzante (“In the Lassa”, ad esempio). Un piccolo grande album.




Alberto Campo




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