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La rivoluzione gentile del signor Weller

Una colonna sonora, il disco degli Stone Foundation, il tredicesimo album, un tour in Italia: la seconda giovinezza di Paul Weller

A quarant’anni da In the City, il fulminante esordio dei Jam, un mix di urgenza e orgoglio mod, Paul Weller ritorna prepotentemente sotto i riflettori festeggiando l’anniversario con tre uscite discografiche. Partiamo dalla prima: il 10 marzo ha fatto la comparsa la sua prima colonna sonora, composta per il film Jawbone, storia di un ex campione giovanile di pugilato alla ricerca di speranza nei posti sbagliati. È difficile dare un giudizio su questo lavoro non avendo visto il film: i sette brani risultano molto variegati e (a parte due ballate nel classico stile a cui Weller ci ha abituato) insoliti nella produzione del musicista di Woking, fatti come sono di inquietanti melodie orchestrali e lamate elettroniche con voci memori della lezione psichedelica.

Si torna su territori più conosciuti con Street Rituals, quarto lavoro dell’ensemble inglese Stone Foundation: Weller è in cabina di regia e partecipa attivamente ad almeno tre canzoni, William Bell e Bettye LaVette, due leggende del soul, danno il loro contributo, e il risultato finale è un disco fresco, memore della lezione delle produzioni Stax ma rivisitata con uno sguardo attuale. L’approccio può far venire in mente quello dell’etichetta newyorkese Daptone ma è più britannico e senza quel tocco funk che negli anni è diventato il marchio distintivo della casa discografica statunitense.

Ed eccoci a A Kind Revolution, in uscita il 12 maggio, due anni dopo il precedente Saturns Pattern che, a dirla tutta, non aveva convinto più di tanto. Dieci canzoni che ci restituiscono un Weller in buona forma e accompagnato da nomi provenienti da ambiti musicali diversi: i soul singer PP Arnold e Madeline Bell lo accompagnano nell’incalzante brano d’apertura "Woo Sé Mama", Boy George (sì, proprio lui) è presente in One Tear e il leggendario Robert Wyatt canta e suona la tromba in "She Moves with the Fayre", un funk bello legnoso, uno degli episodi migliori all’interno di una raccolta comunque di livello elevato. Chi ha sempre amato le ballate del Modfather in questa raccolta troverà pane per i suoi denti con "Long Long Road" e "The Cranes Are Back", esempio pienamente riuscito di modern gospel.

A detta di Weller, A Kind Revolution «è un album umanitario, non credo che in questo momento ci sia un partito politico in grado di farci uscire dall’oscurità». Dopo aver superato i problemi con l’alcolismo, il rigenerato Weller si dice poco interessato alla modern guitar music («è insipida»), ascolta rap, R’n’B e grime («probabilmente è l’unica forma di musica inglese che dice veramente qualcosa») e dichiara la sua ammirazione per Anderson .Paak e Kendrick Lamar: sarà contento che proprio l'altro giorno Kung Fu Kenny abbia messo in circolazione Damn., un serio contendente alla corona di miglior disco del 2017 (trovate qui la recensione).

P.S. Paul Weller sarà in Italia a settembre per tre date: il 10 all’Estragon di Bologna, l’11 al Teatro della Concordia di Venaria Reale (TO) e il 12 all’Alcatraz di Milano.




Ennio Bruno




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