Approfondimenti

Carlo Muratori, il sale della Sicilia

Nuovo lavoro, per Squi[libri], del musicista di Siracusa

Carlo Muratori
Sale
squi[libri]

Quarantasei anni fa, nel momento in cui si stilano queste note. Era il 1980. L'Euro esisteva nella mente degli dei come abbreviazione insensata di “Europa”, si viveva un lunga coda degli anni Settanta destinati a scolorire, e a colorarsi non di un nuovo rosso di bandiere ma del rosso aranciato dei Negroni della “Milano da bere”. L'inflazione mordeva ancora parecchio, cominciavano a essere messi in discussione diritti che, mezzo secolo dopo, sono in buona parte da riconquistare, nel trionfo della finanza onnipotente e (apparentemente) acefala.

Nel 1980 chi incideva e aveva riferimenti al mondo del “folk” aveva però già solidi esempi da studiare, un panorama sonoro forse più limitato di quello d'oggi – massima offerta, minima conoscenza – ma ben messo a fuoco, e un paio di decenni di folk revival avevano portato a una finezza espressiva e a capacità strumentali non comuni. Non c'era più posto né per filologismi stretti, né per grattugiatori selvaggi di chitarre. A meno che non si suonasse punk rock, ma lì era tutta un'altra storia, e con altre ragioni di fondo.

Nel 1980 Carlo Muratori incideva il suo primo disco con i Cilliri, poi riproposto nel 2004 in un nuovo cd uscito per "World Music Magazine". Inizio di una carriera lunga, intensa, scandita in fondo da non troppe tappe discografiche, e invece da collaborazioni a tutto campo, a tessere una ragnatela di eccellenza con altri protagonisti del territorio progressivo del folk: tanto per citare Riccardo Tesi (tre brani per il magnifico Thapsos), Elena Ledda, Ambrogio Sparagna, Lucilla Galeazzi. Senza dimenticare le più svariate declinazioni d'attività nelle colonne sonore, nelle associazioni culturali, nel teatro, nella poesia. Un talento sfaccettato, dunque.

È per questo che, ogni volta che esce un suo disco, è festa grande per chi attende buone nuove da quel mondo dove gli echi delle note popolari si mescolano a quelli della canzone d'autore, dove gli apporti “mediterranei” degli strumenti trovano l'accordo con quelli jazzistici o cameristici. È una miscela che funziona sempre. E funziona bene anche con questo recentissimo Sale, pubblicato da Squi[libri] in elegante confezione a libro. E dove il sale di Sicilia c'è davvero (!), in una bustina sulla terza di copertina. Qui assolve bene il compito di sostanziosa metafora: sale fino come elemento sapienziale, filosofico, di riflessione sul destino di una terra e di un popolo. Sale grosso come pietra e terra, impegno sociale e rabbia. Partenza con "Gloria a mia", introdotta dalla poderosa banda di Melilli, approdo dopo altre tredici tacce a "Esodo". Un viaggio poetico e affascinante, spesso contrappuntato dagli archi, e che ospita figure musicali cruciali della creatività: Franco Battiato, Mario Arcari, Daniele Sepe, fra gli altri.

Un limite? Se proprio dobbiamo trovarlo, nell'uso troppo sporadico del siciliano come lingua di canto. La voce di Muratori respira sulle cadenze dell'Isola, perde smalto in quelle della Penisola.




Guido Festinese




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