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Addio a Domenico Bartolucci

La scomparsa di un protagonista della musica sacra

Si è spento a Roma nella notte tra il 10 e l'11 novembre il Cardinale Domenico Bartolucci,,uno dei maggiori protagonisti della musica sacra del Novecento italiano. Nato 96 anni fa a Borgo San Lorenzo (Firenze), Bartolucci ha dedicato tutta la sua esistenza alle sue due vocazioni, quella religiosa e quella musicale. Compositore precoce, dopo gli studi musicali a Firenze e l'incarico di Maestro di Cappella del Duomo fiorentino, si trasferisce a Roma dove incontra Raffaele Casimiri e Licinio Refice, immergendosi profondamente nello studio della polifonia romana e del repertorio palestriniano e divenendone profondo conoscitore. Dopo la guerra si perfeziona in composizione con Ildebrando Pizzetti e ricopre man mano incarichi sempre più prestigiosi, dalla nomina a maestro di Cappella di San Giovanni in Laterano e della Liberiana in Santa Maria maggiore a quella, avvenuta nel 1956, dopo aver affiancato per quattro anni Lorenzo Perosi, di Maestro Direttore Perpetuo della Cappella Sistina, sotto il pontificato di Pio XII. Poco dopo l'inizio del suo mandato si adopra per una riorganizzazione della Cappella Pontificia, grazie all'approvazione di Giovanni XXII che gli permette di creare un organico stabile per le voci maschili della cappella e di avere una sede per le prove e per l'archivio, oltre a sostenere la creazione della Schola puerorum per curare la formazione dei ragazzi cantori. Compositore prolifico - il suo catalogo conta un numero eccezionale di opere sacre e da camera, musica strumentale e anche un'opera teatrale, - Bartolucci ha diretto la Cappella pontificia con passione, entusiasmo e competenza impareggiabili per oltre un quarantennio, fino al 1997 quando, usando le parole che lui stesso pronuncia nel 2010, nel discorso di ringraziamento a papa Ratzinger per la sua nomina a Cardinale, "le cose cambiarono....", alludendo all' imprevedibile fine del suo incarico presso la Cappella Pontificia. Le sue posizioni nei confronti dei cambiamenti promossi dal Concilio Vaticano II erano evidentemente lontane dalle innovazioni conciliari in materia di liturgia e musica sacra, innovazioni che avrebbero portato, secondo il compositore, ad una emarginazione dalla liturgia delle scholae cantorum e della musica sacra tutta. Il suo timore era anche quello della dispersione del patrimonio musicale liturgico monodico e polifonico, relegato più a materia di studio che ad essenza della liturgia stessa. Ha sostenuto ad oltranza le sue idee attraverso la sua musica e nei suoi rari scritti: "Cantore vuol dire banditore della Parola Sacra. Si potrebbe dire anche Ministro che predica cantando. ...Il cantore nella Liturgia era un vero e proprio ministro che doveva presentare, con la perfezione della sua arte canora, un testo sacro perché con canto fosse più efficace sull'animo dei fedeli" (Bartolucci, La novità rappresentativa della polifonia, 1991). La sua estetica interpretativa, basata sulla tradizione polifonica tramandata dal lavoro secolare delle grandi cappelle e dalla lettura diretta delle fonti - difesa con la tenacia e il carisma che solo un toscano come lui poteva avere rispetto alle critiche che spesso la filologia gli rivolgeva - si fondava sul concetto che "il grande segreto della polifonia è il bel cantare di ogni cantore" .... "poiché si è dimenticato che i grandi compositori polifonisti erano tutti Maestri di canto, cantori essi pure, abili in tutta la vera e profonda espressività del bel cantare" (Bartolucci, Cantabilità e romanticismo?, 1964). Docente presso il Conservatorio di S. Cecilia di Roma e il Pontificio Istituto di Musica Sacra, Accademico di Santa Cecilia, ha sostenuto anche una intensa attività concertistica internazionale della Cappella Pontificia, oltre ad aver diretto più volte il Coro e l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell'esecuzione delle sue composizioni. Negli ultimi anni ha potuto mettere in pratica i suoi insegnamenti dirigendo il Coro della Fondazione a lui intitolata, creata per diffondere l'eredità musicale del maestro. Fondazione


Giulia Anna Romana Veneziano




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